Europa, attenta alla Pace fredda
di George W. Bush
George W. Bush
Signor primo ministro, grazie per la gentile presentazione e per la calorosa
ospitalità. Illustri ospiti, signore e signori, Laura e io siamo molto
lieti di essere qui. Sono davvero felice di visitare di nuovo Bruxelles,
la capitale di una bella nazione, sede dell’Unione Europea e dell’Alleanza
della Nato.
In questo viaggio in Europa seguo delle orme celebri. Più di due secoli
fa Benjamin Franklin è arrivato in questo continente ricevendo grandi
plausi. Un osservatore scrisse che «la sua fama era più universale
di quella di Leibniz o di Newton, di Federico il Grande o di Voltaire, e
la sua figura più amata e stimata della loro». Quell’osservatore
continuò dicendo che non c’era quasi contadino o cittadino che non
lo considerasse un amico dell’umanità. Ho sperato di ricevere una
simile accoglienza. Ma il segretario di Stato Rice mi ha detto di essere
realista.
Apprezzo la possibilità di poter parlare, in questa grande sala, ai
popoli d’Europa. Per più di 60 anni le nostre nazioni hanno affrontato
insieme grandi sfide della storia. Insieme ci siamo opposti a ideologie totalitarie
con la nostra potenza e la nostra pazienza. Insieme abbiamo unito questo
continente con i nostri valori democratici. E insieme segniamo, anno dopo
anno, gli anniversari della libertà, dal D-Day alla liberazione dai
campi di sterminio, alle vittorie della coscienza nel 1989. La nostra alleanza
transatlantica ha reso vani i piani di dittatori, servito gli alti ideali
dell’umanità e indirizzato un secolo violento su una rotta nuova e
migliore. E anche col passare del tempo non dobbiamo mai dimenticare i risultati
che, fianco a fianco, abbiamo raggiunto.
Tuttavia i nostri rapporti sono fondati su qualcosa di più della soddisfazione
per il passato. In un nuovo secolo, l’alleanza tra l’Europa e il Nord America
è il pilastro principale della nostra sicurezza. Le solide attività
commerciali che intratteniamo sono uno dei motori dell’economia mondiale.
Questo esempio di libertà economica e politica dà speranza
a milioni di persone che soffrono per la povertà e l’oppressione.
Sotto tutti questi aspetti la nostra forte amicizia è fondamentale
per la pace e la prosperità del globo, e nessuna discussione contingente,
nessun disaccordo passeggero tra i governi, nessun potere sulla terra ci
potrà mai dividere.
Oggi l’America e l’Europa si trovano di fronte a un momento di grande peso
e denso di opportunità. Insieme, possiamo ancora una volta far imboccare
alla storia la strada della speranza, che allontani povertà e disperazione
e avvicini lo sviluppo e la dignità dell’autodeterminazione, rifugga
dal risentimento e dalla violenza e vada verso la giustizia e una pacifica
conciliazione delle differenze. Cogliere questo momento richiede idealismo;
dobbiamo vedere in ogni persona ciò che c’è di giusto e la
capacità di vivere nella libertà. Cogliere questo momento richiede
realismo; dobbiamo agire con saggezza e decisione nei confronti di sfide
complesse. E cogliere questo momento richiede anche cooperazione, perché
quando l’Europa e l’America stanno insieme, non ci sono problemi insormontabili.
Mentre le discussioni passate si affievoliscono, mentre i grandi impegni
divengono chiari, disponiamoci ad avviare una nuova era di unità transatlantica.La
nostra maggiore occasione e obiettivo immediato è la pace nel Medio
Oriente. Dopo molte false partenze, speranze infrante e vite svanite, una
risoluzione del conflitto tra gli israeliani e i palestinesi è ora
a portata di mano. L’America e l’Europa hanno assunto un impegno morale.
Non rimarremo a guardare mentre un’altra generazione nella cresce in un clima
di violenza e disperazione.
L’America e l’Europa condividono anche un interesse strategico. Contribuendo
a costruire una pace duratura, rimuoveremo dei rancori irrisolti che sono
usati per fomentare odio e violenza in tutto il Medio Oriente. I nostri sforzi
sono guidati da una visione chiara. Siamo decisi a vedere due stati democratici,
Israele e la Palestina, che vivono l’uno accanto all’altro in pace e sicurezza.
Il popolo palestinese merita un governo che sia rappresentativo, onesto e
pacifico. Il popolo israeliano ha bisogno che finisca il terrore e vi sia
un partner affidabile e deciso alla pace. E il mondo non deve smettere di
adoperarsi finché non si arrivi a una risoluzione giusta e duratura
di questo conflitto.
utte le parti devono assumere delle responsabilità. Gli stati arabi
devono porre fine a ogni istigazione nei loro mezzi di comunicazione, tagliare
i fondi al terrorismo, smettere di sostenere un’istruzione scolastica estremista
e stabilire relazioni normali con Israele. I leader palestinesi devono affrontare
e disarmare i gruppi terroristi, combattere la corruzione, incoraggiare la
libertà d’impresa e stabilire una vera autorità nei confronti
del popolo. Solo una democrazia può sostenere le speranze dei palestinesi,
rendere Israele sicuro e alzare la bandiera di una Palestina libera.
Il successo della democrazia in Palestina dovrebbe anche essere il principale
scopo di Israele. Perciò Israele deve sospendere gli insediamenti,
aiutare i palestinesi a costruire una economia florida e rendere possibile
la costruzione di un nuovo stato palestinese con territori contigui sulla
West Bank. Uno stato composto da territori sparsi non funzionerà.
Cerchiamo la pace tra Israele e la Palestina per il valore della pace. Siamo
anche consapevoli che una Palestina libera e pacifica possa dare maggior
slancio al processo di riforme in tutto il Medio Oriente. A lungo andare
non possiamo vivere in pace e sicurezza se il Medio Oriente continuerà
a produrre ideologie volte all’assassinio e terroristi che cercano le armi
più letali. Regimi che terrorizzano il proprio popolo non esiteranno
ad appoggiare il terrore all’estero. Lo status quo della tirannia e la disperazione
nel Medio Oriente, la falsa stabilità della dittatura e la stagnazione
possono solo portare a un maggior risentimento in una regione martoriata
e a maggiori tragedie nelle nazioni libere.
Il futuro delle nostre nazioni e il futuro del Medio Oriente sono collegati
e la nostra pace dipende dalle loro prospettive, dal loro sviluppo e dalla
loro libertà. Riforme durevoli ed efficaci nell’arco del Medio Oriente
non saranno imposte dall’esterno. Devono essere volute dall’interno. I governi
devono scegliere di combattere la corruzione, abbandonare le vecchie abitudini
di controllo, proteggere il diritto di coscienza e i diritti delle minoranze.
I governi devono investire nella sanità e nell’educazione dei loro
popoli e assumersi la responsabilità di risolvere i problemi invece
di limitarsi a dare la colpa ad altri. I cittadini devono ritenere responsabili
i propri governi. Il cammino non è sempre facile, come possono testimoniare
tutti i popoli liberi. Tuttavia vi sono ragioni per aver fiducia. Alla fine
uomini e donne che cercano il successo della propria nazione rifiuteranno
un’ideologia fatta di oppressione, rabbia e paura. Alla fine gli uomini e
le donne abbracceranno la partecipazione democratica e il progresso.
Stiamo intanto assistendo ad un arco di riforme che va dal Marocco al Bahrain,
all’Iraq all’Afghanistan. Il nostro compito è incoraggiare questo
progresso accettando i doveri delle grandi democrazie. Dobbiamo stare dalla
parte dei riformatori democratici. Dobbiamo incoraggiare i movimenti democratici.
E dobbiamo appoggiare le transizioni verso la democrazia in modi concreti.
L’Europa e l’America non devono aspettarsi e non devono pretendere che le
riforme avvengano di colpo. Non è avvenuto così nella nostra
storia. Al mio Paese sono occorsi molti anni per accogliere a pieno titolo
le minoranze e le donne nel sistema americano e questa battaglia non è
ancora finita. Tuttavia, mentre le nostre aspettative devono essere realistiche,
i nostri ideali devono mantenersi saldi e chiari. Dobbiamo attenderci standard
più alti dai nostri amici e partner mediorientali.
Il governo dell’Arabia Saudita può dimostrare la sua leadership nella
regione incrementando il ruolo del popolo nella possibilità di determinare
il proprio futuro. E la grande e fiera nazione egiziana, che ha mostrato
la strada verso la pace nel Medio Oriente, può ora mostrare la strada
verso la democrazia.
Il nostro comune impegno per un progresso democratico viene messo alla prova
in Libano, un Paese una volta fiorente che ora soffre a causa di un vicino
oppressivo. Il regime siriano, mentre deve agire in modo più deciso
per fermare chi sostiene la violenza e la sovversione in Iraq, deve anche
cessare di appoggiare gruppi terroristi che cercano di distruggere le speranze
di pace tra israeliani e palestinesi.
La Siria deve anche porre fine all’occupazione del Libano. Il popolo libanese
ha il diritto di essere libero e gli Stati Uniti e l’Europa hanno un comune
interesse a che il Libano sia uno stato democratico e indipendente. Il mio
Paese e la Francia si sono adoperati per far approvare la risoluzione 1559
del Consiglio di Sicurezza, che chiede che la sovranità del Libano
sia rispettata, che i militari e gli agenti stranieri siano ritirati, e che
si tengano libere elezioni senza interferenze straniere. Negli ultimi mesi
il mondo ha visto uomini e donne prendere parte a elezioni storiche da Kabul
a Ramallah a Baghdad. E senza l’interferenza siriana, le elezioni parlamentari
nella prossima primavera in Libano potranno rappresentare un’altra pietra
miliare della libertà.
L’impegno nei confronti del processo democratico viene onorato in Afghanistan.
Quel Paese sta costruendo una democrazia che riflette le sue tradizioni e
la sua storia e mostra la strada alle altre nazioni della regione. Il presidente
eletto sta lavorando per il disarmo e la smobilitazione delle milizie in
preparazione delle elezioni per l’assemblea nazionale che si terranno questa
primavera.
La popolazione afgana sa che il mondo è dalla sua parte. Dopo tutto,
la Germania sta fornendo un fondamentale addestramento alla polizia, il Regno
Unito li sta aiutando a combattere il commercio della droga, l’Italia sta
dando assistenza nei confronti della riforma del sistema giudiziario, la
sempre più importante missione di sicurezza Nato è guidata
da un generale turco. I governi europei stanno aiutando l’Afghanistan a farcela
e l’America riconosce il valore della vostra leadership.
Insieme dobbiamo spiegare al popolo iracheno che il mondo è anche
con loro, perché hanno senz’altro mostrano il loro carattere al mondo.
Un iracheno che lo scorso anno perse una gamba a causa di una bomba, ha voluto
assolutamente partecipare al voto del 30 gennaio. Ha detto: «Sarei
venuto qui carponi, se fosse stato necessario. Non voglio che i terroristi
uccidano altri iracheni come hanno cercato di uccidere me. Oggi voto per
la pace». Ogni voto dato in Iraq è stato un atto di sfida al
terrore. E il popolo iracheno si è guadagnato il nostro rispetto.
Alcuni europei hanno partecipato alla battaglia per liberare l’Iraq, mentre
altri no. Ma tutti noi riconosciamo il coraggio quando lo vediamo. E l’abbiamo
visto nel popolo iracheno. Tutte le nazione ora hanno interesse che l’Iraq
riesca a diventare un paese libero e democratico, che combatta il terrore,
che sia un esempio di libertà e una fonte di stabilità nella
regione. Nei mesi a venire l’assemblea recentemente eletta in Iraq avrà
l’importante compito di istituire un governo, dare sicurezza, incrementare
i servizi di base e scrivere una costituzione democratica. Questo è
il momento per le democrazie consolidate di dare tangibile aiuto politico,
economico e per la sicurezza alla più giovane democrazia del mondo.
George W. Bush
In Iran il mondo libero ha uno scopo comune. Per amore della pace il regime
iraniano deve cessare di dare sostegno al terrorismo e non deve costruire
armi nucleari. Nel salvaguardare la sicurezza delle nazioni libere, non si
può escludere nessuna opzione. Tuttavia l’Iran è diverso dall’Iraq.
Siamo alle prime fasi della diplomazia.
Gli Stati Uniti sono membri del gruppo di governo dell’IAEA (International
Atomic Energy Agency), che ha la responsabilità di affrontare questo
problema. Stiamo lavorando in collaborazione con l’Inghilterra, la Francia
e la Germania, che si oppongono alle ambizioni nucleari dell’Iran e insistono
perché Teheran si adegui alle leggi internazionali.
I risultati di questo modo di affrontare la questione dipendono ora in larga
parte dall’Iran. Ci adoperiamo anche perché l’Iran attui le riforme
promesse. È arrivato il momento per il regime iraniano di ascoltare
il suo popolo, rispettarne i diritti e unirsi al movimento per la libertà
che sta crescendo intorno a loro. In tutto il Medio Oriente, dai territori
palestinesi al Libano, all’Iraq e all’Iran, credo che l’avanzamento della
libertà all’interno delle nazioni costruirà la pace tra le
nazioni stesse.
E una ragione di questa convinzione deriva dall’esperienza dell’Europa. In
due guerre mondiali, l’Europa ha visto la natura aggressiva della tirannia
e il costo terribile della mancanza di fiducia e della divisione. Nella Guerra
Fredda l’Europa ha visto che la cosiddetta stabilità di Yalta era
una fonte costante di ingiustizia e paura. E ha anche visto che l’ascesa
di movimenti democratici come Solidarnosc riusciva ad aprire la cortina di
ferro tesa dai tiranni. Il diffondersi della libertà ha contribuito
a risolvere vecchi conflitti e l’allargamento della Nato e l’Unione Europea
hanno trasformato i rivali in alleati.
L'America sostiene l’unità democratica dell’Europa per la stesse ragioni
per cui appoggiamo il diffondersi della democrazia in Medio Oriente: perché
la libertà porta alla pace. L’America appoggia un’Europa forte, perché
abbiamo bisogno di un partner forte nel duro lavoro di far progredire la
libertà e la pace nel mondo. Credo anche che il futuro della Russia
sia all’interno della famiglia europea e della comunità transatlantica.
L’America favorisce l’adesione della Russia alla WTO (World Trade Organization),
perché adeguarsi agli standard della WTO rafforzerebbe i progressi
della libertà e della prosperità di quel Paese. Tuttavia, perché
la Russia divenga sempre più una nazione europea, il suo governo deve
rinnovare l’impegno verso la democrazia e la legalità.
Siamo consapevoli che le riforme non avvengono nell’arco di una notte. Dobbiamo
sempre ricordare alla Russia, tuttavia, che la nostra alleanza sostiene la
libertà di stampa, un’opposizione vitale, la condivisione del potere
e la legalità. E gli Stati Uniti e tutti i paesi europei dovrebbero
porre le riforme democratiche al centro del loro dialogo con la Russia.
La nostra alleanza è decisa a mostrare una buona gestione della terra,
e per questo è necessario affrontare il problema serio e di lungo
periodo del cambiamento globale del clima. Tutti noi abbiamo espresso le
nostre opinioni sul Protocollo di Kyoto e ora dobbiamo lavorare insieme per
andare avanti. Tecnologie emergenti, come i veicoli a idrogeno, l’elettricità
ricavata da fonti di energia rinnovabili, la tecnologia del carbone pulito
incoraggeranno una crescita economica responsabile verso l’ambiente.
Con la ricerca, la messa in atto, la promozione di nuove tecnologie nel mondo,
tutte le nazioni, compresi i paesi in via di sviluppo, possono progredire
economicamente rallentando al contempo l’emissione di gas a effetto serra
ed evitando sostanze inquinanti che insidiano la salute pubblica. Tutti noi
possiamo usare le potenzialità dell’ingegno umano per migliorare l’ambiente
per le generazioni future.
La nostra alleanza è decisa ad affrontare i disastri naturali, la
fame e le malattie con aiuti rapidi e solidali. Mentre siamo qui, personale
americano ed europeo sta aiutando le vittime dello tsunami in Asia. Il nostro
impegno finanziario congiunto per sollevare le vittime dello tsunami e contribuire
alla ricostruzione ha raggiunto quasi 4 miliardi di dollari. Stiamo lavorando
attraverso il fondo globale per combattere l’Aids e altre malattie nel mondo.
E il piano d’emergenza americano ha indirizzato risorse aggiuntive alle nazioni
maggiormente bisognose.
Attraverso tutti questi sforzi incoraggiamo la stabilità e il progresso
per costruire una base più salda alle istituzioni democratiche. E,
soprattutto, adempiamo al dovere morale di curare gli ammalati, dar da mangiare
agli affamati e confortare gli afflitti.
La nostra alleanza è anche decisa a difendere la nostra sicurezza,
perché ci rifiutiamo di vivere in un mondo dominato dalla paura. I
movimenti terroristi cercano di intimorire i popoli liberi e di capovolgere
il corso della storia commettendo assassini di grande portata. Non ci faremo
intimorire e i terroristi non fermeranno la marcia della libertà.
Ringrazio le nazioni d’Europa per la grande collaborazione alla guerra contro
il terrore. Insieme abbiamo smantellato le attività finanziarie del
terrorismo, rafforzato i sistemi comuni di intelligence, intensificato la
cooperazione nel promulgare leggi e migliorato la sicurezza dei commerci
e dei viaggi internazionali.
Daremo la caccia ai terroristi dovunque si nascondano. Nell’interesse della
sicurezza del nostro popolo e della pace, saremo inesorabili nel dare la
caccia agli ideologi dell’odio. L’11 settembre l’America si è rivolta
dapprima al problema della nostra sicurezza immediata e a dar la caccia a
un nemico. E quell’importante lavoro continua. Abbiamo anche capito che una
definizione ristretta della sicurezza non basta. Mentre ci occupiamo di una
minaccia presente, abbiamo accettato la sfida a lungo termine di diffondere
la speranza, la libertà e la prosperità come grandi alternative
al terrore.
Dal Corriere della Srera - Traduzione di Maria Sepa