IL FATO DELL'ECONOMIA
È notizia di questi giorni che
la Siemens, in Germania, ha posto un aut aut ai suoi dipendenti:
o accettare un aumento delle ore di lavoro a parità di paga,
o la società avrebbe spostato la produzione in uno dei paesi dell'est
europeo, risparmiando circa il 40% sul costo del lavoro. Gli operai
hanno accettato. Secondo quanto scrive "il Foglio" del 21
luglio, la stessa cosa si prospetta non solo per Man, Opel
e Bosch, in Germania, ma per lo stabilimento Bosch di Lione, nella
stessa Francia patria della settimana di 35 ore lavorative. Il risultato
è stato che, di fronte al rischio della perdita del lavoro, il 98%
dei dipendenti ha accettato la proposta.
È bene riconoscere in tempo l'annuncio dei tempi nuovi. L'Europa
ha visto nascere nel Settecento la teoria economica classica. Per essa
la produzione risultava da quattro elementi fondamentali: terra (materie
prime), lavoro, capacità organizzativa e capitale. Procurandosi
il necessario, un organizzatore reclutava le forze lavoro e produceva infine
qualcosa col cui ricavato pagava le spese, i lavoratori, se stesso e compensava
infine il capitale investito. Questo "capitale investito" ha fatto sorgere
nell'immaginario comune l'idea di un signore panciuto e nullafacente che
si arricchisce sul sudore altrui. In realtà, l'identico schema produttivo
si ritrova nel caso di un gelataio. La "terra” è costituita
dal latte, dallo zucchero, dagli aromi ecc., l'organizzazione e il lavoro
sono suoi personali e il capitale, uscito dalla sua tasca, è costituito
dagli utensili e dalle materie prime. Il capitale è soltanto "l'insieme
dei mezzi di produzione". Anche un ciabattino deve procurarsi chiodi, vernici
e gli stessi strumenti quando si rompono o si guastano. Il ciabattino è
il capitalista di se stesso[1].
Marx però ha notato che la somma che nel nostro
schema va a compensare il capitale (e che egli ha battezzato "plusvalore”)
ritornerebbe agli stessi lavoratori se essi fossero i capitalisti di se
stessi. Tolte le spese, essi avrebbero l'intero ricavato del loro lavoro.
Poiché però i lavoratori sono poveri e non dispongono del denaro
da investire, per abolire il plusvalore si rende necessario che capitalista
divenga lo Stato stesso, in modo che il plusvalore, andando allo Stato, vada
di fatto agli stessi lavoratori e sia eliminato. Di fatto, quando s'è
tentato di applicarlo, questo schema migliorativo non solo ha reso poveri
anche i ricchi ma ha impoverito a tal punto i lavoratori che questi hanno
ripreso a sognare del capitalista privato. Per questo, non appena ne hanno
avuto la possibilità (in Russia dopo settant'anni!), sono ritornati
entusiasticamente all'economia liberista.
Tuttavia, per decenni e ancora oggi, anche dove non ha preso il potere,
il comunismo ha influenzato tutti. La teoria del plusvalore ha cambiato
sapore, nel viaggio dall'autore ai destinatari, ed il messaggio radicatosi
nella mente delle folle è stato: il tuo datore di lavoro prospera
rubando soldi a te. È uno che non avrebbe diritto a nulla ed invece
se la gode. Se gli rubi qualcosa, se cerchi di danneggiarlo, se chiedi sempre
di più e perfino se lo costringi a chiudere l'impresa, non fai niente
d'immorale. Perché il primo ladro è lui. Per quanto bene ti
paghi ti paga sempre meno di quanto dovrebbe; ti pagherebbe il giusto solo
se lui non guadagnasse assolutamente nulla. Visto che nulla merita, essendo
probabilmente ricco solo per merito di suo padre.
Se questo era il messaggio del comunismo popolare, il messaggio del
socialismo popolare non era molto diverso. Diceva: i comunisti non hanno
ragione, ma quasi. E infatti il socialismo è stato un comunismo
parziale che ha fatto danni parziali.
Il risultato di questa mentalità è stato
un crescendo di richieste il cui orizzonte mitologico sarebbe stato un
mondo in cui tutti avessero tutto senza far niente. Purtroppo per i sognatori,
le leggi economiche non sono deontologiche: sono fisiche. Nel senso che
non è necessario volerle applicare, si applicano da sé esattamente
come la legge di gravità.
Finché le economie hanno beneficiato di margini di guadagno tali da poter ricavare qualche ulteriore
vantaggio per i salariati (non per merito dei sindacati, ma per merito dell'aumentata
produzione di ricchezza) si sono avuti continui miglioramenti. Quando la
torta ha cessato di crescere, i miglioramenti -sindacati o no- sono cessati.
Infine, ora che si aprono gli orizzonti della concorrenza (Europa Orientale,
Cina), pure se i sindacati sono divenuti tanto potenti da sedere di fronte
al governo come interlocutori, ecco che le leggi dell'economia fanno sapere
ai lavoratori che la torta non cresce più ed è anzi più
piccola. Non che doversi aspettare fette più grandi, essi hanno solo
la scelta fra fette più piccole a parità di lavoro o nessuna
fetta.
Bella lezione, per chi si era permesso di dire che "il salario è
una variabile indipendente". Bella lezione per chi ha tanto parlato di "conquiste
dei lavoratori".
La vera conquista dei lavoratori è produrre un aumento della
ricchezza nazionale. Come diceva uno che andava per le spicce, "se la Fiat
produce un milione d'automobili, Gianni Agnelli non potrà usarle
tutte. Ha un solo sedere". E se facciamo sì che la Fiat chiuda, alcuni
potranno ancora comprare Mitsubishi e Toyota, ma molti andranno a piedi.
Giannipardo@libero.it, 29 luglio 2004
[1]
Ho studiato economia quando la maggior parte di coloro che leggono questo
testo non erano nati. Per conseguenza, se ho scritto qualche sciocchezza,
sarò grato a chi me la segnalerà.