IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE
Il principio di precauzione può essere così espresso: "Bisogna
astenersi da tutto ciò che potrebbe rivelarsi pericoloso".
Questa formulazione stabilisce una distinzione tra ciò di cui si conosce
la pericolosità (andare in automobile costituisce infatti un pericolo
che non è più necessario rivelare) e ciò di cui
non si sa sia pericoloso: per esempio bere l'acqua di un torrentello che
potrebbe essere inquinato. Ma significa anche che siamo tutti disposti
a correre dei rischi: sappiamo che andando in automobile potremmo avere
un incidente, che stando in casa potremmo essere sepolti sotto le macerie
da un terremoto e che andando al ristorante potremmo essere avvelenati da
una cattiva igiene in cucina e tuttavia non ci asteniamo né dall'andare
in automobile, né dal vivere in case in muratura né dall'andare
al ristorante.
Il principio di precauzione non vieta di "correre dei rischi", visto che
molti di essi sono considerati inevitabili: impone di "non correre rischi
ignoti" Però, se i rischi sono ignoti, come facciamo a sapere che
esistono? O basta che si tratti di novità?
Se basta che si tratti di rischi ignoti, tutto può costituire un rischio.
Come si può sapere, mettendo il piede sul balcone del quinto piano,
che l'apparentemente solida superficie non è, in realtà,
un foglio di carta che nasconde una botola? Come si può sapere, prendendo
l'aeroplano, che il pilota non ha proprio oggi deciso di suicidarsi, trascinando
nella morte tutti i passeggeri? I rischi ignoti, proprio perché tali,
non possono essere evitati.
Rimangono le novità. Da un certo punto di vista, quasi tutto è
novità. Ogni giorno incontriamo persone mai viste prima e non possiamo
evitare d'incontrarle. Uno di loro potrebbe essere un pazzo assassino. La
mela che mangiamo oggi è una mela che non abbiamo mai mangiato prima.
Potrebbe essere cancerogena. Le lampadine a basso consumo prima non esistevano.
E se emettessero radiazioni nocive? Non solo le novità ci circondano,
ma esse in realtà non ci spaventano. Se compriamo un'auto nuova ˆ
piuttosto che essere spaventati - siamo felici di guidarla ed invitiamo gli
amici a fare un giro con noi.
A questo punto si deve forse distinguere, come in francese, neuf da nouveau.
Neuf significa non usato, nouveau significa che costituisce una novità.
Il fuori strada non usato è neuf, un fuoristrada a sei ruote è
nouveau. Per precauzione, secondo l'omonimo principio, bisognerebbe astenersi
da ciò che è nouveau: per esempio, qualche anno fa, le lampadine
a basso consumo e soprattutto il telefonino. Ma non sembra che molti che
se ne siano astenuti. La verità è che s'impongono distinzioni.
Un fuoristrada a sei ruote non è una vera novità, perché
non è una novità il motore, non sono una novità la trazione
integrale, gli pneumatici, lo sterzo e il cambio di velocità. Novità
è ciò di cui sappiamo poco. Ma è vero che non
sappiamo molto neanche di un nuovo aspirapolvere. Per non parlare di nuove
tecniche operatorie che fanno miracoli. Insomma, a forza di restringere il
campo senza venirne a capo, si arriverà fatalmente al momento in cui
gli apprensivi, infastiditi, parleranno di ciò che hanno veramente
in cuore: l'elettrosmog, l'ingegneria genetica, gli ogm. E bisogna dunque,
abbandonando l'impraticabile principio di precauzione generale, vedere che
cosa hanno di speciale queste tre cose, sempre tenendo presenti i concetti
di rischio e di novità.
L'elettrodotto, per cominciare, è un rischio noto e non è una
novità. Esso esiste da quando esiste la luce elettrica e fino ad ora
non è stata riconosciuta nessuna malattia riconducibile al fatto d'aver
vissuto vicino o sotto un elettrodotto. Non esistono sintomi, non esiste
una sindrome, non è stato creato un quadro patologico riconoscibile,
nessuno è stato ricoverato in ospedale per elettrosmog, nessuno ne
è morto o ne è guarito. Dunque parlare di rischio dell'elettrosmog
come di un rischio per la salute è come parlare del rischio per la
salute di leggere romanzi gialli di martedì. Ma tant'è, esiste
la parola elettrosmog e dunque bisogna guardarsi dall'elettrosmog come dal
malocchio. Forse che il malocchio non esiste?
Neanche gli ogm sono una novità. Il frumento, ai tempi dei romani,
dava quattro cinque grani per spiga, oggi ne dà quasi trenta, ma già
nel Medio Evo, per via d'incroci e selezioni, la produzione era molto più
alta che nell'antichità. Un ogm in un certo senso è anche il
bassotto. O il sambernardo. Infatti il cane è una bestia unica che
solo per via d'incroci e selezioni è stata artificialmente differenziate
in cosiddette razze. Ma che i cani non ne sappiano nulla è dimostrato
dal fatto che il chihuahua si eccita dinanzi ad una femmina d‚alano in estro,
e dal fatto che tutti gli incroci, quando le dimensioni li consentono, sono
fecondi. Lasciati a loro stessi, i cani si accoppierebbero indiscriminatamente
fino a tornare al cane primigenio. Come mai la gente non ha paura di quell'ogm
recente che è il Yorkshire?
Ma -è vero- l'ogm contemporaneo è ottenuto per via d'ingegneria
genetica. Cioè qualcuno si oppone perché si giunge ad un certo
risultato non per via di selezioni e incroci ma intervenendo direttamente
sul Dna. Come dire che, pure se il risultato è lo stesso, è
immorale andare in centro in tram invece che andarci a piedi. Un mais geneticamente
modificato è soltanto una pianta in tutto e per tutto identica alle
altre, solo immune da una certa malattia. A questo punto siamo noi stessi
degli ogm, quando ci vacciniamo?
Gli ogm sono sulla piazza ormai da molti anni e nessuno è riuscito
a dimostrare che abbiano effetti nocivi: perché dovremmo credere a
qualcosa che nulla prova? La verità è che la base di tutto
questo è puro e semplice misoneismo. Oscurantismo da ignoranti. Fanatismo
da malinteso ecologismo. Chi vagheggia lo stato di natura non si rende conto
che, allo stato di natura, oggi probabilmente neppure sarebbe vivo.
Più complesso è il discorso sull'ingegneria genetica applicata
agli esseri umani. Mentre scientificamente la cosa non fa nessuna differenza,
a partire dal momento in cui si ha a che fare col mistero della vita la religione
si attribuisce il diritto di dire la sua. Mentre la scienza distingue
soltanto le cose possibili da quelle impossibili, per un certo punto di vista
si può non avere il diritto morale di fare ciò che si è
in grado di fare. Lo Stato a volte vieta addirittura la ricerca in una certa
direzione o l'applicazione di tecniche note e non pericolose, come la fecondazione
eterologa. Come finirà? La soluzione la darà la società.
Essa può dire di sì o di no: ma ricordiamo che per una società
che dice di no ce n'è un'altra che dice di sì. La battaglia
contro la scienza è una battaglia perduta. Perduta da quando Galileo
preferì guardare attraverso un telescopio piuttosto che attraverso
la Bibbia.
Giannipardo@libero.it