IL GIOCO DELLE PARTI
L'edizione del 12 maggio di "8,30" della trasmissione
di Giuliano Ferrara è stata estremamente interessante ed
è necessario innanzitutto riassumerne i termini essenziali.
Si trovavano
di fronte Sergio Cofferati, Franco Giordano (di Rifondazione Comunista),
Ritanna Armeni (giornalista di "Liberazione") e Ferrara. Al sindaco
di Bologna Giordano e la Armeni rimproveravano molti comportamenti
perfettamente razionali, quando non dovuti per legge, ma per nulla
"di sinistra". Alcuni esempi: ha dato seguito ad un'ordinanza della
magistratura per lo sgombero di alcuni immobili illegittimamente occupati;
non ha concesso i benefici economici promessi dal precedente sindaco,
con la prosaica motivazione che non esistono i fondi e non esisteranno
neppure in futuro; non ha proceduto ad ulteriori consultazioni e concertazioni
per quelle attività che erano già state oggetto di discussione
e che facevano ormai parte del programma concordato (rifiutandosi persino
di ricevere coloro che volevano ridiscuterle); ha tenuto conto degli
interessi legittimi dei cittadini (per esempio l'ordine pubblico) rispetto
a quelli dei giovani che magari gradirebbero poter bere un po‚ di birra
in più la notte, facendo qualche goliardico schiamazzo per le strade.
A Cofferati insomma sono stati fondamentalmente rimproverati la serietà
di comportamento, le considerazioni di bilancio e soprattutto il rispetto
delle leggi che lo stesso Cofferati del resto invocava con assoluta
convinzione, mentre Franco Giordano e la Armeni gli rimproveravaano apertamente
che "questo non è per nulla di sinistra".
Il dialogo aveva qualcosa di surreale e Ferrara ne
era incompressibilmente esilarato.
La Armeni chiedeva a Cofferati di "dire e fare
qualcosa di sinistra" e dimenticava che in tutti paesi in cui
la sinistra ha vinto - basti pensare al paese del blocco orientale,
per non parlare della Cina - si è avuto uno Stato di polizia.
Cioè non un eccesso di libertà ma una straordinaria limitazione
dei diritti individuali leggi. Se fosse autoritario e legalista, Cofferati
sarebbe perfettamente di sinistra.
Ma c'è di più e di meglio. I contestatori
avrebbero fatto bene a ricordare che un conto è fare opposizione,
un altro è governare. Chi agisce risponde dei risultati
mentre chi fa opposizione risponde solo della plausibilità
della propria demagogia. Se Cofferati, per fare contenti gli impiegati,
dissesta il bilancio comunale; se invece di agire per il bene della
città perde il tempo in inutili e defatigatorie negoziazioni;
se, per compiacere quattro studenti tiratardi, scontenta la popolazione,
fa male il suo mestiere e per giunta perde le prossime elezioni.
Più interessante sarebbe stato chiedere a
Cofferati - e nessuno l'ha fatto - come concilia il suo atteggiamento
attuale con quello che ha avuto in quanto capo sindacale. In passato
ha forse mai dimostrato lo stesso buon senso, lo stesso rispetto
dei bilanci, lo stesso rispetto delle leggi, la stessa cura degli
interessi nazionali?
Ma forse una spiegazione esiste. In un film di Roberto
Rossellini, un truffatore romano, per aiutare la Resistenza,
finge d'essere il generale Della Rovere. Indossa anzi così
bene la personalità di quel generale da comportarsi alla fine
come avrebbe fatto lui, fino al sacrificio personale. Non diversamente
di come, in un dramma di Anouilh ("Becket e il suo Re"), un giovane
quasi scapestrato, una volta nominato vescovo, da vescovo si comporta
fino al sacrificio della vita. A volte il ruolo finisce con l'imporsi
sulla persona.
Cofferati non è un traditore. È una
persona seria e dalle idee chiare. Da sindacalista è stato
più duro e perfino più irragionevole di altri; da sindaco
è più duro e più ragionevole di altri. Non diversamente
da come un giocatore del Milan lotta strenuamente contro l'Inter,
ma se passa all'Inter lotta strenuamente contro il Milan.
Visto il fosco cielo economico che ci sovrasta, avviso
ai naviganti.
Gianni Pardo - giannipardo@libero.it - 13
maggio 2005