IL PARTITO DELLA PAURA
Qualunque professore di storia è in grado di spiegare per sommi capi che cosa s’intende per liberalismo e che cosa s’intende per comunismo. Le cose si complicano quando bisogna stabilire perché alcuni sono incrollabilmente liberali ed altri incrollabilmente “di sinistra”. Cioè quando la domanda non è più “che cos’è una certa ideologia?” ma “perché ci si crede?”
Le ideologie politiche corrispondono agli interessi fondamentali dei singoli. Anche se si ammantano di nobili intenzioni, sono funzionali al gruppo che le sostiene. Montesquieu ad esempio dice che “la molla fondamentale della monarchia è l’onore” e sembra così invocare uno dei più nobili principi. Ma questo onore in fondo si può tradurre con “fedeltà all’autorità”. E i nobili sono fedeli al sovrano perché sperano che una parte dei suoi vantaggi ricada su di loro. Ed è per scardinare questo sistema che i francesi hanno fatto la Rivoluzione. Ma quando essi hanno combattuto in nome del popolo “contro l’onore e contro l’altare”, hanno almeno in questo caso agito per un nobile ideale? Certamente no. Combattendo per il popolo essi hanno combattuto esattamente nel proprio interesse. E nessuno può seriamente sostenere che l’egoismo sia un grande valore. Nessuno può condannare il tiranno che fa il proprio interesse se anche il popolo, quando chiede ed ottiene la democrazia, lo fa nel proprio interesse. L’unico giudizio che si può azzardare è che in fondo è meglio un tipo di regime che fa l’interesse dei più piuttosto che dei meno.
Tutte le ideologie sono adottate per interesse ma l’ideologia di sinistra riesce meglio delle altre a mascherarsi da portatrice di nobili e disinteressati ideali. Mentre il liberale, nel momento in cui esalta l’autonomia dell’individuo, è come se dicesse: “sei libero di fare quello che vuoi, però ricordati che se sbagli ne pagherai le conseguenze”, l’uomo di sinistra è come se dicesse: “non ti preoccupare, pensiamo a tutto noi e non ti lasceremo nei guai neanche se ti comporti male. Anche perché, se ti comporti male, come diceva nonno Rousseau, la colpa non è tua”.
Questo spiega il suo successo. La sinistra promette protezione, uguaglianza, perdono, sostegno, assistenza. E dunque si rivolge a chi ha paura; a chi ha paura di essere superato dagli altri e chiede uguaglianza; a chi ha paura di essere punito per le proprie insufficienze e spera d’essere perdonato; a chi ha paura di non essere in grado di cavarsela e chiede d’essere sostenuto; infine a chi – non avendo messo da parte di che far fronte a questa eventualità – ha paura d’essere malato e di morire senza assistenza.
Questo messaggio ha successo perché parla alla grande massa di coloro che – lo riconoscano o no – hanno una bassa opinione di sé. Per loro il messaggio di Rousseau funziona a pieno regime: da un lato l’individuo non è mai colpevole, perché è colpevole la società, che lo ha corrotto; dall’altro, alle insufficienze del singolo deve sopperire uno Stato (totalitario) capace di farsi carico di tutti. Molta gente non si rende conto che la teoria del caro Jean-Jacques soffre di una grave petitio principii o contraddizione che dir si voglia. Si dimentica infatti che se la dirigenza dello Stato è composta da individui, questi individui, essendo stati come tutti gli altri “corrotti” dalla società (secondo il suo dogma di base), invece di organizzare lo Stato-mamma, organizzeranno uno Stato corrotto ed oppressore.
Ma qui non importa discutere delle radici del totalitarismo. Importa che il messaggio di sinistra è quello che meglio risponde alla paura. Che poi non mantenga le proprie promesse, e che le poche che mantiene le mantenga ad un prezzo esorbitante, poco importa: la sirena dei sogni ad occhi aperti è irresistibile e le smentite della storia non riescono a contraddirla. Ogni venticinque anni arriva una nuova generazione che non tiene conto delle esperienze passate. Ci mette quasi l’intera vita ad accorgersi di come stanno le cose, tanto che, spesso, quando ha imparato a vivere è già l’ora di morire.
La sinistra è il mondo della paura e lo si nota al meglio nel caso dei Verdi. Per decenni, soprattutto nell’Ottocento, la sinistra è stata progressista mentre i conservatori hanno cercato di non modificare nulla. Nella nostra epoca post-moderna invece la gente ha cominciato ad avere paura perfino della scienza e il misoneismo è passato dalla destra alla sinistra. Un tempo fu un Papa a dire di non volere le ferrovie nel Lazio, “perché insieme con i treni arrivano le idee”; oggi la scienza è divenuta una valanga irrefrenabile ed ecco che la sinistra si batte contro tutto ciò che sa di modificazione e progresso. Contro il Mose a Venezia, contro la Tav a Susa, contro il Ponte sullo Stretto, contro qualunque cosa che rappresenti una modificazione dell’esistente. Il nuovo fa paura e la sinistra è la specialista della paura.
Il risultato di questo cambiamento storico è che mentre una volta i vecchi guardavano i giovani con preoccupazione, temendo che si lanciassero in imprese temerarie che li avrebbero messi nei guai, e avrebbero messo nei guai anche loro, oggi sono costretti a guardare i giovani come parrucconi tremanti dinanzi a tutto. È il mondo alla rovescia. Un mondo che fornisce la riprova che la molla fondamentale della sinistra è la paura: la paura della propria inadeguatezza.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it