LA TOLLERANZA IN EUROPA
 
È noto che il documentario di Theo Van Gogh che gli è costato la vita non è stato visto da molti. Ciò dipende dal fatto che le autorità, anche se dura solo dodici minuti, hanno fatto di tutto per scoraggiarne la proiezione per timore di disordini e attentati.
Che si sia potuti arrivare a tanto è cosa che merita commento.


 

Il mondo occidentale è largamente scristianizzato. Per questo, e per un‚abitudine alla tolleranza che è partita da Voltaire, è facile sentire - quando non irrisioni - affermazioni contro la religione. Viceversa buona parte del mondo islamico ha la mentalità che in Europa imperava ancora nel Seicento, quando una pubblica professione di ateismo o una bestemmia ben piazzata potevano condurre alle peggiori conseguenze. Un nobile parigino fu orribilmente torturato e messo a morte per non essersi tolto il cappello al passaggio del Santissimo Sacramento.

A questo punto, si pone un problema: siamo noi europei che dobbiamo adeguarci alla mentalità dei nostri ospiti o sono loro che si devono adeguare alla nostra?

Se si adottasse la prima soluzione nascerebbero molti problemi. Da noi il codice penale punisce la poligamia, la sharia l'ammette. Da noi le mutilazioni sessuali sono lesioni volontarie da codice penale, per parecchi islamici sono pratiche pie. Da noi un matrimonio forzato è una gravissima violenza privata (e il matrimonio è giuridicamente nullo), per molte comunità, in particolare dell'India, è ancora normale. Da noi chi va vestito in modo che si vedano solo gli occhi viene definito dai poliziotti 'travisato' e commette un reato, per molti paesi tutte le donne dovrebbero andare in giro così (e perfino essere fotografate così nel documento d'identità!). Per non dire che non si può permettere la lapidazione dell‚adultera o la punizione (anche con la morte) di chi lascia l'islamismo per un‚altra religione. Già a questo punto si può essere sicuri che la tolleranza d'un paese occidentale non può spingersi fino a permettere tutto ciò che è normale per un saudita, ad esempio. Dunque il problema è esclusivamente quello del limite fin dove può spingersi la tolleranza.

Indubbiamente bisognerà permettere agli altri d'avere una religione diversa dalla nostra. Bisognerà permettere che ne siano praticati i riti, purché non contro la legge, l'ordine pubblico e il buon costume. Ma tutto questo sottolineando che se l'Europa permette all'ospite di continuare ad essere islamico, induista, buddista o scintoista, l'ospite deve permettere agli europei di rimanere tali. Chi non è disposto a ciò, dev'essere mandato in galera o rispedito al suo paese. Anche noi abbiamo il diritto d'essere noi stessi.

La realtà è che l'Occidente, per un incomprensibile "cupio dissolvi", si batte il petto da decenni. Riguardo a tutto. Accusato dall‚universo mondo di tutti i suoi mali, l'Occidente si accusa di tutti i mali dell'universo mondo. E mentre molti hanno accusato il colonialismo per non accusare se stessi, l'Occidente non ha saputo come scusarsi con loro. E dire che sarebbe bastato ricordare una semplice verità: le ex-colonie sono relativamente più affamate e soprattutto subiscono più violenze oggi che tempo fa. Chi avrebbe perdonato le stragi del Darfur, se il Sudan fosse ancora stato sotto governo britannico? Chi le avrebbe ignorate? In realtà, come ha detto brillantemente qualcuno: "La disgrazia d‚essere stati colonizzati è inferiore solo alla disgrazia di non esserlo stati". Prova ne sia, fra le altre, che l'ex-colonia più ricca del continente è il Sud-Africa, cioè quella più intensamente colonizzata dai bianchi (la maggioranza negra è arrivata dopo).

Ma è andata così in tutti i campi. L'uomo bianco è disposto a dichiararsi colpevole di tutto. Non crede più in se stesso e nelle proprie ragioni. Si fa un complesso perfino dell'essere più ricco, dimenticando che questa ricchezza (come dimostrano il Giappone, la Svizzera, l'Olanda, ecc.) non dipende dalla generosità della natura (che molto più generosa è stata con il Congo o con i paesi petroliferi), ma dall'operosità dei suoi abitanti.

Per questo, mentre è disposto a ridere della propria religione - la religione dei perdenti, la religione dei colpevoli - è pronto a richiedere il massimo rispetto per la religione altrui. Perfino quando essa è in contrasto col codice penale. Persino quando qualcuno dei suoi adepti osa chiedere la rimozione del crocifisso perché gli dà fastidio.

Ognuno, in Occidente, è libero di pensarla come vuole. E allora sarà pure lecito, anche da atei, dire che reclamiamo il diritto di tenere il crocifisso dove ci pare. Anche ad avere simpatia per l'islamismo, reclamiamo il diritto di proiettare qualunque film, anche se ne dice male. Anzi, dopo che è stato ucciso Theo Van Gogh, bisognerebbe proiettare quel documentario in tutti i cinema del paese, gratis, prima dello spettacolo principale. Magari scrivendoci sotto, alla Voltaire: "Non è detto che condividiamo la tesi di questo documentario, ma siamo disposti a rischiare qualunque cosa perché ogni nuovo Theo Van Gogh abbia la libertà di esprimerla".

Gianni Pardo