IL MANIFESTO

COSA MANCA ALLA DESTRA LIBERALE?

MANIFESTO DEI BLOGGER LIBERALI


(con preghiera di tam tam).


Assunto: nel tessuto sociale e culturale italiano si è formato un movimento composto da credenti, laici liberali e liberal-socialisti. Questo movimento non si muove in base a schemi di partito ed è per forza di cose fluido, mobile, più innovativo dei suoi quadri di rappresentanza. Potremmo definire questo movimento come “neocon”, anche se –per dire la verità- esso è la vera forza progressista del paese, mentre quello parallelo di sinistra –l’unico motore che tiene in vita il delirio bertinottiano- è conservatore, illiberale, antimodernista. Chiamiamolo allora “neolib”.
C’è un problema: la destra, intesa come partiti, istituzioni culturali, media, non si è accorta di nulla, o quasi.
Eppure questo movimento, fatto di giovani, studenti, lavoratori, bloggers, c’è ed esiste e può avere l’effetto dirompente di altri movimenti, da Cl a quelli radicali e di sinistra.
Non possiamo però chiedere che esso venga confezionato dai partiti della CDL.
Tuttavia la sua crescita è una delle condizioni perché la “destra” vinca e si consolidi nel territorio imponendo la propria visione etica e culturale.
Bisogna sapere e dire con chiarezza che già ora l’editoria, la produzione di testi e idee è guidata dalla destra, in Italia come altrove. I giornali e l’editoria di sinistra si limitano da anni a combattere gli “altri”, a cercare di dissolvere i contenuti e i messaggi prodotti dall’altra parte della barricata. La Repubblica propone forse idee, modelli di sviluppo, soluzioni?
L’Unità formalizza scienze e nuove coscienze?
Non sembra.
Esclusa la pattuglia riformista dell’omonimo quotidiano, che non a caso ha redattori che provengono in parte da Il Foglio, e ha pubblicato senza remore ideologiche articoli di Salvatore Stefio e del sottoscritto, l’immiserimento giurassico della sinistra è totale.
 Essa combatte contro il libero mercato, quando sappiamo che il mercato è funzione dello sviluppo (Index of economic freedom della Heritage Foundation); essa muove guerra contro l’esportazione di libertà, pur essendo nel contempo tacita complice delle politiche neocoloniali europee in Africa; essa è apparsa paladina dello statu quo che garantiva stragi e orrori di personaggi terrificanti; essa mette sullo stesso piano Bush e Zarkawi, i tagliatori di teste e i decapitati; essa cede alle lusinghe dell’islam col quale dialoga in nome del comune anticapitalismo, ma nel contempo osteggia il dialogo con la fede cristiana.
Questo è il quadro della sinistra.
Si tratta di dare voce e gambe a chi non crede che la dissoluzione dei valori sia un destino inevitabile. Anche perché il re della sinistra è nudo e scervellato.
Dove deve correre il movimento neolib che non c’è? Bisogna farlo correre, se non nelle strade dove sfilano gli integralisti social-comunisti con i loro cortei e liturgie ancestrali, nei canali del web, nei media, a partire dai luoghi più democratici e vivi della comunicazione attuale: i blog.
I blog (o siti personali) hanno una espansione straordinaria. Ecco la loro grammatica: a) si è editori di se stessi (a costo zero, escluso il tempo); b) si è letti per ciò che si scrive, se si è bravi.
I blog non possono trovare vita nel “popolo della sinistra integrale”, perché esso per sua natura preferisce i comportamenti (e il pensiero) di massa, con la direzione degli ideologues.
Finora i partiti della CDL non si sono accorti di ciò che succedeva, compito che forse non spettava a loro. Tutti però si dovrebbero attivare per salvare il paese dal disastro prodiano, allargandosi al segmento giovanile e restituendo al territorio una cultura viva e  in movimento.
Occorre salvare i social-riformisti dalla deriva multiculturalista. Essi non possono contribuire oltre alla dissoluzione di tutti i valori, terreno fertile per la penetrazione di altri valori, i più forti e necessariamente i meno tolleranti. Non si può continuare a tenere la testa sotto la sabbia quando la popolazione islamica tra pochi anni arriverà a toccare i 30 milioni di individui, il che implica, se non una reazione xenofoba, la necessità di riflessioni. Ricordiamo con sarcasmo la vasta e prolungatissima campagna contro l’inglesizzazione del lessico francese. Tutti dimenticammo che la stessa iniziativa promossa dai socialisti mitterandiani venne fatta dal socialfascista Mussolini. Eppure oggi, in un contesto interculturale molto più massivo e concreto, perché non si tratta di penetrazione linguistica, ma diretta, fisica e religiosa, la Francia non dice nulla e non fa nulla, se non imporre a tutti la non ostentazione del proprio sé cultuale (a quando l’annichilimento di tutti i sé culturali, da quelli islamici a quelli liberali?)
QUALCUNO HA TENTATO
La guida del movimento neocon poteva essere assunta dal gruppo de Il Foglio. Il tentativo è stato fatto, a più riprese, incluso un ciclo di conferenze (strumento vecchio e privo di branding).
Ma è fallito.
Bisogna dirlo chiaramente: il quotidiano di Ferrara è arrivato fino a un certo punto, ha cibato una parte dei giovani con notizie giuste e contenuti buoni. Ma con due difetti:
-         non ha avuto –caratterialmente e strutturalmente- la capacità di aprirsi alla società pensante, diventarne un motore e farsi fecondare da essa;
-         non ha saputo leggere il mondo del web, creando nuovi strumenti di aggregazione, e non ha saputo linkare tra loro i Think tank in crescita continua, nuovi centri di cultura e di sapere a integrazione delle ormai decadenti università.

 Di conseguenza nemmeno Il Foglio riesce a destrutturare Bertinotti. Come tutta la stampa, Ferrara lo invita, lo fa parlare a Otto e mezzo, ma ogni volta gli spettatori pensano che “ha vinto la linea di Rifondazione”. Ferrara ha fatto molto, ma non può fare tutto. Bertinotti sa usare –così meravigliosamente!- quei suoi “…noi non siamo contro l’Islam, noi siamo per l’accoglienza e il dialogo”, il che è un discorso condivisibile anche dai topi del Belucistan. Apparentemente. Perché, se sappiamo che accoglienza è una bella parola, dovremmo poi ricordare che essa però implica la deterritorializzazione di milioni di persone dai loro paesi di origine ai nostri. Un trasferimento indotto, se non forzoso come nel periodo dello schiavismo.
Così facendo l’Europa di Bertinotti (che le è contrario, ma tant’è flirta con Prodi…) asseconda il tentativo islamico di respingere, negare e combattere il capitalismo industriale e multinazionale, fede comune sia al socialcomunismo sia all’islam, che è nemico dello sviluppo tecnologico ed economico, e ha condiviso con l’islam l’asservimento di fatto degli immigrati.
Bertinotti non dice nemmeno che l’immigrazione, concordata 32 anni fa dalla CEE e dalla Lega Araba (insieme al mutamento di politica estera, da pro a anti-israeliana, e in cambio dello scambio petrolio-merci e tecnologie prodotte in Europa), impoverisce e deculturalizza anche l’Europa, non solo i cittadini arabi.
Un doppio danno immenso: ci siamo condannati alla decadenza mentre potevamo creare un piccolo rinascimento nel Mediterraneo.
Eppure non si riesce a destrutturare e smascherare il falso messaggio di Bertinotti. Lui sembra il paladino dell'accoglienza, una accoglienza che condanna alla servitù e alla miseria i paesi arabi e i loro cittadini, mentre la destra, che propone sviluppo uguale sulle due sponde del Mediterraneo come base per il dialogo e gli scambi, appare xenofoba.
E questo è un disastro.
Non si è nemmeno compresa e contestata la politica neocoloniale euro-francese in Africa, attuata in parallelo con la penetrazione islamica di Iran e Sauditi.
E questo è un altro grave errore.
Non si è fatto capire agli italiani che le parole d’ordine degli integralisti sinistrorsi in difesa del Welfare sono possibili quanto asciugare il mare.
Lo Stato sociale è fallito, va salvato per poter garantire assistenza almeno ai soli disagiati. Vi sono sistemi previdenziali privati: vanno riattivati quanto prima possibile, sia per la Sanità sia per le pensioni.
Non si dice che il Bel Paese è cementificato e scempiato –nonostante il calo demografico- dalle Coop rosse edili, le più attive ovunque, anche nella Sicilia della mafia (dove le Coop rosse vincono la maggior parte degli appalti edili). La cosa più straordinaria delle sinistre è che, mentre cementificano il paese, si proclamano e vengono considerate le uniche paladine dell’Ambiente. Quando Kyoto è uno scempio borbonico, quando il mezzo pubblico è il primo fattore di inquinamento…
Qualcosa si poteva fare e dire. Ma non è stato fatto.
Perché i liberali non hanno imposto la loro visione?
Perché non hanno trovato un collante, un unificatore della Comunicazione. La cultura politica è ancora appiattita nella centralità dei media televisivi e sulla interconnessione di questi con la carta stampata. La sinistra illiberale ha dalla sua un imponente numero di media, organizzazioni territoriali, associazioni, partiti, che provvedono alla diffusione di notizie e comportamenti, per quanto allucinanti, vacui e allucinati.
Ma oggi nessuno crede o segue più come prima i telegiornali. La tv mantiene un ruolo importante, ma non è più il comunicatore centrale.
Questo ruolo, nel mondo della scuola, del lavoro, e nel segmento giovanile della popolazione, è ricoperto da Internet.
Si tratta allora di creare una piattaforma comune per chi scrive e si informa nel web, e di creare strumenti “transmediali” che connettano i diversi media. Chi capisce questo passaggio governa davvero la comunicazione, e –se produce contenuti, cioè culture- otterrà un successo più largo di quello elettorale.
Chi scrive è impegnato a creare una rete di blog neoliberali, dotata di un “aggregator” e di un Portale che trasformi i testi dei bloggers in culture da restituire con una piattaforma comune.
Il brand prevede anche la realizzazione di un giornale quotidiano da stampare in proprio, a scuola, nei luoghi di lavoro, a casa propria, per mezzo della stampante personale; si prevedono inoltre punti formativi e informativi da utilizzare nei network radio e televisivi.
E’ il momento di dare voce all’intelligenza e forma alle idee.
PAOLO DELLA SALA