L'INCHIESTA


Islam, la svolta olandese: leggi speciali anti-terrorismo

Dal reato di cospirazione al divieto di reclutamento nelle moschee: nuove misure nel Paese della tolleranza


L’AJA - Dopo aver subito lo choc dello sgozzamento di Theo van Gogh nel centro di Amsterdam lo scorso 2 novembre, gli olandesi hanno scoperto attoniti quattro sconcertanti realtà: il giovane assassino Mohammed Bouyeri, colto in flagrante, è un cittadino olandese, nato e cresciuto in Olanda, di origine marocchina; il telefono, l’abitazione e i movimenti di Bouyeri erano controllati dai servizi segreti ma ciò non ha impedito che assassinasse van Gogh; Bouyeri aderiva all’ideologia e al movimento del Takfir wal Hijra , «Anatema e Esodo», che legittima l’uccisione degli «infedeli» e degli apostati, e che è riuscito a radicarsi in una rete di moschee estremiste in Olanda; Bouyeri era al contempo membro di una cellula di Al Qaeda, riuscita anch’essa a insediarsi in Olanda, e l’attentato a van Gogh è stato coordinato con altre cellule terroristiche islamiche presenti in Spagna e in Marocco.

Si comprende così l’amara presa d’atto della crisi del multiculturalismo, perché ha clamorosamente fallito l’obiettivo dell’integrazione e si è addirittura rivelato un fertile terreno di coltura per l’estremismo islamico; nonché la consapevolezza della necessità primaria di riscattare alla legalità le moschee colluse con il terrorismo islamico favorendo l’affermazione di un islam e di imam, guide religiose, rispettosi e compatibili con l’identità nazionale olandese. Restano tuttavia aperti diversi quesiti di fondo concernenti l’opera di prevenzione e lotta al terrorismo islamico: è possibile definire per via legale il limite oltre il quale la libertà di pensiero sfocia nell’apologia del terrorismo? Come è possibile neutralizzare un sospetto terrorista islamico che esalta la jihad , intesa come guerra santa, e aspira al «martirio», senza che tuttavia ci siano prove di un suo coinvolgimento in un piano concreto per la realizzazione di un attentato? E più in generale, gli strumenti che uno Stato democratico può dispiegare, ovvero l’ordinamento giuridico e gli apparati di sicurezza, sono adeguati a fronteggiare la specificità del terrorismo islamico che ha proprio nel kamikaze suicida-omicida la sua arma vincente?

Sottoponendo questi quesiti a Jan Piet Hein Donner, il ministro della Giustizia, esponente del Partito cristiano-democratico, a cui il governo di centrodestra ha affidato la gestione della lotta al terrorismo, si percepisce la difficoltà che le democrazie europee incontrano nel coniugare lo stato di diritto con la lotta al terrorismo islamico. «Eravamo al corrente della esistenza di Mohammed Bouyeri, sapevamo che frequentava un gruppo che stavamo osservando, il suo telefono era sotto controllo», conferma Donner prima di segnalare un primo problema che non ha consentito l’arresto preventivo dell’assassino di van Gogh: «Ci sono alcune idee quali l’antisemitismo e il razzismo che sono proibite dal codice penale. Ma altre idee più generali non sono considerate di per sé un’offesa. Possono diventare un reato solo qualora siano accompagnate da un atto specifico di violenza. Bisogna chiedersi se la "radicalizzazione" delle idee e del comportamento può trasformarsi in un’azione criminale. Se non si vuole mettere agli arresti una persona solo per le proprie opinioni o per le proprie convinzioni religiose, bisogna individuare il legame tra questa persona e un’azione proibita. Ma nel caso dei terroristi se si aspetta il momento in cui si può chiaramente stabilire l’intenzione a fare qualcosa, allora potrebbe essere troppo tardi. Questo è il motivo per cui i nostri servizi segreti controllano persone sospette di avere avuto contatto con altre persone sospette. Stiamo discutendo in Parlamento una politica che ostacoli queste persone».

Al riguardo Donner specifica: «Abbiamo introdotto una nuova legge, un emendamento alla legge sul terrorismo, che comprende anche il reato di cospirazione. Abbiamo proibito il reclutamento per la jihad o per qualsiasi altro conflitto sia all’interno che all’esterno dei confini della nostra nazione». «Tuttavia, se tutto ciò è solo nella mente di qualcuno - così Donner sottolinea il tallone d’Achille del codice penale - non potrò provarne la colpevolezza». Il ministro della Giustizia confessa la difficoltà giuridica che si trova a fronteggiare: «Il terrorismo islamico è diverso dalla criminalità comune per via delle sue motivazioni. Il criminale comune ha interesse a sopravvivere. Questa è la differenza fondamentale con il terrorismo islamico, ma anche con le azioni del kamikaze in Giappone. Quello che è tipicamente islamico è la credenza nel martirio, inteso come l’aspirazione alla morte per conquistare l’Aldilà. E’ il motivo per cui sto proponendo un emendamento al codice penale che riguarda gli atti di terrorismo e non la criminalità comune. Lo stesso vale per l’utilizzo di alcune informazioni speciali riservate. Bisogna abbassare la soglia che consente il loro uso qualora si possa ricorrere al giudice per dimostrare che si tratta di sospetto atto terroristico».

Entrando nel merito dell’azione del governo, Donner puntualizza: «Ci sono diverse proposte di legge per emendare il codice penale dove si chiede di distinguere tra violenza terroristica e violenza comune. Il problema con le notizie di intelligence è che svelando l’informazione si rischia di rivelare la fonte, pregiudicandone la futura attività. A mio avviso la prova di intelligence potrebbe essere presa in considerazione senza che tuttavia il giudice ne riveli la fonte, dando per assodato e per valido il lavoro del giudice delle indagini preliminari. E’ il vantaggio del sistema giudiziario europeo che è inquisitorio e non accusatorio. Noi non dobbiamo convincere la giuria, ma il giudice. Ne ho parlato con gli americani e hanno commentato che sarebbe impossibile fare ciò negli Stati Uniti».

Sintetizzando, la mite Olanda, la patria della libertà e della tolleranza, dopo aver preso atto del fallimento del sistema di integrazione basato sul multiculturalismo, dopo aver scoperto di essersi trasformata in una roccaforte dell’estremismo e del terrorismo islamico, dopo aver sperimentato il trauma dello sgozzamento di un personaggio pubblico nel centro di Amsterdam, invoca una serie di emendamenti al codice penale che di fatto prefigurano una legge speciale per contrastare la specificità e la gravità del terrorismo islamico. Che si tratti di un terreno minato lo confermano le difficoltà incontrate in quest’ambito dagli stessi Stati Uniti, nonostante l’11 settembre, nonché dalla Gran Bretagna.
Resta forte all’interno dell’Olanda la richiesta di una risposta decisa all’estremismo e al terrorismo islamico. Hans Jansen, docente di Pensiero islamico moderno all’università di Utrecht, è convinto che la minaccia sia di gran lunga superiore a quella che ci si immagina e che l’azione del governo sarebbe inadeguata: «Mohammed Bouyeri non è un caso isolato. Si tratta di più di una persona. Si tratta di una avanguardia che se posta sotto pressione potrebbe compiere atti orribili. L’avanguardia è composta da gruppi misti, alcuni membri sono nati qui, altri sono arrivati con i genitori, altri sono autoctoni convertiti. Hanno in comune il fatto che ritengono che il Corano non sia solo la parola di Dio, ma offra loro una licenza d’uccidere. Ebbene, questa avanguardia deve essere messa a tacere. Il nostro governo non ha esperienza con gruppi che sono terribilmente pericolosi, ritiene che accontentando l’Islam questi gruppi si fermeranno. Ma non è affatto vero, piuttosto è vero il contrario ed è difficile da spiegare».

Da esperto di questa complessa realtà ideologica, Jansen afferma: «Se ripetono la Fatiha (la sura aprente del Corano) cinque volte al giorno, credendo che maghdub alayhim (coloro contro cui Dio si è adirato) si riferisca agli ebrei, e che al-dallin (coloro che vagano nell’errore) si riferisca ai cristiani... È terribile. Il problema è credere che il libro sacro dell’Islam ti dia il diritto di uccidere».

Riecheggiando la valutazione negativa che i musulmani danno alla fase storica precedente l’avvento dell’Islam, qualificata come jahiliyya , ovvero «epoca dell’ignoranza», Jansen spiega così l’imperativo di chiudere con il passato: «Il multiculturalismo è jahiliyya . Nessuno crede più nel multiculturalismo, ad eccezione delle persone che hanno fatto carriera grazie al multiculturalismo. L’élite politica era orgogliosa di avere assimilato gruppi di immigrati per secoli, ma si era illusa di fare lo stesso con i turchi e i marocchini. Avremmo dovuto essere onesti e non dare ai musulmani, soprattutto ai marocchini, l’impressione che la cultura berbero-musulmana sia equivalente a quella olandese. Che la cultura olandese non serva a nulla nel deserto marocchino sono d’accordo, ma al contempo non serve a nulla la cultura marocchina quando sei qui».

Quanto sia però difficile individuare il potenziale «nemico», l’aspirante terrorista islamico, il musulmano «cattivo», ce lo ricorda Jan Just Witkam, docente di Storia del libro islamico all’università di Leida: «Già nella seconda metà dell’Ottocento la principale preoccupazione delle autorità coloniali delle Indie olandesi era che il pellegrinaggio alla Mecca potesse favorire l’importazione di idee che risultassero loro sfavorevoli, quali il pensiero panislamico. Il loro intento era di limitare il numero di pellegrini. Ed è quello che vorrebbe fare con gli immigrati l’attuale ministro per l’Integrazione Rita Verdonk, erigendo delle barriere amministrative. Ai tempi in cui l’islamologo Snouck Hurgronje era consigliere presso l’Ufficio delle questioni indigene, si propose, ma non venne mai messo in pratica, un esame per ricevere la qualifica di "pellegrino", basato sulla conoscenza dell’Islam, in aggiunta alla possibilità di pagarsi il viaggio. Ma l’islamologo consigliò di non introdurre tale esame perché non aveva una base nel diritto musulmano». La riprova della difficoltà odierna la si può cogliere proprio nel caso Bouyeri. Qualora il giovane assassino di van Gogh fosse stato sottoposto a un «esame di integrazione», prospettato dalla Verdonk, l’avrebbe superato a pieni voti data la sua buona conoscenza della lingua e della cultura olandese. Il punto è proprio qui: il rispetto delle regole formali della legge non assicura che quanto si coltivi nell’animo e si mediti nella mente non violi i valori sostanziali patrocinati dalla stessa legge.

Magdi Allam


27 dicembre 2004 - Corriere.it