Mauro di Manhattan  2


“Vieni a trovarmi, sto nel centro esatto del mondo”.
Quando sono arrivato a New York un anno fa, non sarei mai stato capace di pronunciare una frase cosi’ assurda. Ma dopo poche settimane in citta’ mi
sono accorto che se non si e’ egocentrici fino al punto di non vergognarsi di dire simili fesserie, nessuno si accorge di te.
Non conoscevo nessuno a Manhattan, non avevo amici: ho cominciato da zero.
Ma la mia societa’, la Rizzoli, mi ha dato un ufficio in un indirizzo stupendo: 57esima Strada West, numero 31. Il posto piu’ costoso della Terra, 8.500 dollari all’anno solo per affittare un metro quadro. Perche’ non approfittarne al massimo, quindi? “Verameeente?”, Marsha rispose al mio invito iperbolico. Una bella trentenne, l’avevo incontrata al ristorante Serafina. Mi sorrideva con sospetto, soprattutto dopo averle detto che ero un giornalista italiano
della rivista Oggi. Aveva capito “Orgy”, come capita a tanti, e non sapeva se fingere l’imbarazzo falso dell’Upper East Side, o se chiedere maggiori dettagli per placare la propria curiosita’. Molti dei miei interlocutori rimangono delusi quando scandisco lo spelling, spiegando loro che Oggi significa “today” e non “orgia”.
In ogni caso, Marsha mi chiese: “Cos’e’ questa storia del centro del mondo? Un tuo trucco per broccolare?” Mi accinsi a spiegarle: “Gli Stati Uniti sono
il Paese piu’ importante del mondo, no? E New York la citta’ piu’ grande d’America...” “Ma la capitale e’ Washington...” “Senti, qui c’e’ l’Onu. Manhattan e’ il centro di New York. E la 57esima Strada sta in mezzo a Manhattan, e il mio isolato, fra la Quinta e la Sesta avenue, e’ proprio nel centro della 57esima Strada...” Dovevo accelerare. Quando corteggi una donna o scegli l’approccio ipnotico, e allora puoi parlare per ore, oppure rischi di annoiarla mortalmente. Noi eravamo in piedi a un cocktail party, e dovevo sbrigarmi. “Ma il centro del mondo non e’ l’incrocio fra la 57esima e la Quinta
avenue?”, mi interruppe Marsha. “Esatto”, concordai, “in quale altro posto puoi trovare Tiffany, Bulgari, Van Cleef e Vuitton ai quattro angoli, tutti insieme?” Le basto’ udire il suono di quei nomi per provare piacere, lo capivo dai suoi occhi. Avevo guadagnato venti secondi: “Cosi’, il palazzo Rizzoli e’ al centro di quell’isolato, e il mio ufficio si trova al quarto piano, che sta nel mezzo esatto dei sette piani, proprio sopra i tre piani della libreria...” “Ok, allora passero’ a visitarti uno di questi giorni”, finalmente capitolo’. “Veramente”, continuai, “c’e’ una cittadina, Spoleto in Umbria, la regione in mezzo all’Italia, che si vanta anch’essa di essere il centro del mondo. E avevano ragione, almeno fino alla scoperta dell’America, visto che l’Italia sta in mezzo al Mediterraneo. Il barista nella piazza centrale di Spoleto sostiene perfino che il birillo in mezzo alla sua tavola da biliardo e’ il vero ombelico del pianeta...”
“Mi offri qualcos’altro da bere?”, Marsha mi interruppe, tagliando bruscamente le mie divagazioni geografiche. Dovevo ancora ottenere il suo numero di telefono. Avevo imparato che nell’Upper East Side funziona cosi’: su dieci belle donne che incontri, hai il coraggio di parlare a non piu’ di cinque. Di queste, solo una (la piu’ brutta) ti da’ il suo numero di telefono (di solito falso). Delle altre quattro, alle quali hai dato il tuo biglietto da visita, solo una (la meno bella) ti richiama o ti manda un’e-mail distratta dopo giorni e giorni. Le proponi un appuntamento per il week-end, e lei si proclama invariabilmente occupata. Riduci allora il tuo invito a un aperitivo dopo il lavoro, e lei risponde: “Magari la prossima settimana”. La implori di passare almeno alla
libreria Rizzoli, che dopotutto e’ consigliata come attrazione storica nelle cartine turistiche ufficiali della metropolitana. Cerchi di attirarla con l’offerta di una tazzina di caffe’ Lavazza, e lei risponde: “Ti richiamo”. Non richiama mai. Dopo due settimane ritelefoni, lei non si ricorda il tuo nome, e in ogni caso alla fine pronuncia la famosa frase: “Grazie per avermi chiamato”. Che, tradotto dal linguaggio dell’Upper East Side, significa: “Non osare disturbarmi mai piu’.” Poiche’ il mio assistente alla Rizzoli conosceva gia’ questo fatale risultato statistico, prima di stampare i miei nuovi biglietti da visita mi suggeri’ di cambiare il titolo di “corrispondente dagli Usa” utilizzato dal mio predecessore: “Perche’ non ti presenti come ‘Capo dell’ufficio di corrispondenza dagli Stati Uniti’? Fa piu’ colpo.” “Grazie Richard”, gli risposi, “ma anche se abbiamo una centralinista, una contabile e una graziosa responsabile amministrativa, qui purtroppo io sono l’unico giornalista di Oggi. Dove cavolo lo vedi l’ufficio di corrispondenza?” “Ma saro’ io, il tuo ufficio”, mi sorrise strizzandomi l’occhio. E mi convinse. Da allora, ho cominciato a collocarmi al centro del mondo. Svergognatamente, a New York.

ny 28.05.2004





NO SEX IN THE CITY (Il Foglio, 8 aprile 2004)

Parecchi italiani vanno pazzi per "Sex and the City", e mi chiedono com'e' la realta' a New York. Dopo un anno di vita in citta' (e dopo aver visto
girare una delle ultime puntate proprio qui dove lavoro, alla libreria Rizzoli sulla 57esima Strada), sono in grado di rispondere: Liza, Manhattan,
poco piu' di trent'anni. Alta, bella, sexy: veramente irresistibile. Vogliamo essere scientifici? Il mio amico Andrea Califano, professore di genomica alla Columbia University, spiega che Liza e' il perfetto "fenotipo", cioe' un genotipo che puo' essere rintracciato soltanto all'interno di un ambiente specifico (l'Upper East Side di New York). La sera che ci siamo conosciuti l'ho accompagnata a casa a piedi. Era ubriaca persa, ma ha trovato la lucidita' per entrare in una drogheria e comprare le "Altoids" (enormi pasticche alla menta per l'alito). Nel linguaggio del fenotipo significa: "Baciami". Sotto casa sua ha borbottato qualcosa su Eros Ramazzotti e Laura Pausini. Ho colto l'occasione: "Se vuoi te li traduco". "Sali, ma poi scendi subito",  mi ha ordinato
imperiosamente, facendo finta di avere la situazione sotto controllo. Avrei presto imparato che "far finta" e "controllo" sono due caratteristiche fondamentali della femmina dell'Upper East Side. Altre parole chiave sono "stress" e "relax".
"Ora metto un po' di musica da relax", mi ha fermato appena le nostre labbra si sono toccate. Baciava come una principessa. Indossava lussuriosi pantaloni leopardati. Ma a letto si e' rivelata calda quanto il ghiacciaio del monte Bianco. Ciononostante, mi sono innamorato di lei. La frigidita' e' considerata un problema minore dai newyorkesi. Una volta finii a letto con una divorziata squisita. Cercai di soddisfarla in ogni modo. "Non preoccuparti, non vengo mai la prima volta", mi disse alla fine. Non vedevo l'ora che arrivasse la seconda. Stessa scena, finche' mi sorrise: "Vengo raramente".
La verita' e' che codesto fenotipo utilizza la propria vagina soprattutto per intrattenerci monologhi. Il codice di avviamento postale 10021 (il piu' ricco del pianeta) e' in realta' l'impero di dito&clito. Non a caso "vibrant" e' diventato l'aggettivo positivo piu' usato da queste parti. Liza e' stata assieme a me per un mese. Era molto affezionata: ogni 2-3 ore mi telefonava e mi mandava e-mail o messaggini sul cellulare. Mi inondava di attenzioni e regali: cioccolatini a forma di cuore, simpatiche lettere, caramelle contro la tosse... Ci vedevamo a pranzo, veniva a prendermi dopo il lavoro, dormivamo assieme. Beveva molto. E a me non piaceva pagare per tutte quelle bottiglie al ristorante. Indossava scarpe Prada, orologi Bulgari, pellicce Helen Yarmak. Teneva la borsetta Dolce & Gabbana da 2.000 dollari dondolante sul braccio allungato davanti a se', incedendo maestosamente come se tenesse in mano un invisibile
bicchiere. Si avventurava raramente a ovest della Sesta Avenue e a sud della 50esima Strada: "Non mi piace andare Downtown, e' sporco". Non riusciva a
camminare sui quei tacchi, cosicche' bisognava andare sempre in taxi. Aveva la carta di credito costantemente in rosso, doveva sempre rinegoziare, consolidare, rifinanziare il proprio debito con la banca...

L'overbooking sentimentale

Poco a poco, cominciò a riservare più tempo a se stessa: cene con le sue amiche, palestra, jogging, shopping, parrucchiere, commissioni, depilazioni... "Sono stressata, devo rilassarmi, ho bisogno dei miei spazi", mi diceva, cancellando i nostri appuntamenti. "Hai mai pensato di inserirmi nel tempo dedicato al tuo relax, oppure per te l'amore e' soltanto un'altra attivita' faticosa?", protestavo timidamente. Mi ha mollato con un'e-mail. Improvvisamente non ha voluto piu' vedermi, ne' scambiare una parola al telefono. Il giorno prima mi parlava di incontrare i suoi genitori, e facevamo piani per un nostro viaggio in Italia. Il giorno dopo, non mi sopportava piu': "E' meglio che ci separiamo, mi sento soffocare. Mi son lasciata prendere dal momento... Chi non vorrebbe andare
in Italia? Ma sei troppo per me, mi schiacci". Il peggiore playboy italiano da spiaggia userebbe piu' grazia nello scaricare nel water le sue donne usate. Ho dato la colpa di questa oligofrenia alla bottiglia. Le ho chiesto la vera ragione del suo voltafaccia. "A essere veramente sincera, amo un altro uomo". Ah, il solito sport dell'Upper East Side: l'overbooking... Povero lui: dov'era finito, durante quel mese? Esistono molte Liza in quegli isolati. Non tutte necessariamente cacciatrici di pa(ma)trimonio, ne' mangiatrici di uomini. Soltanto "paura di impegnarsi", mi dicono. O "declino del desiderio". No sex, in the city.

Mauro Suttora
© New York Observer