«La magistratura faccia il “mea culpa”»
Calderoli: troppo spesso il popolo non capisce il perché di certe sentenze
«È grave, come dice il senatore Andreotti, la contrapposizione tra politica e magistratura, ma ancor più grave sarebbe la distanza tra magistratura e popolo, visto che proprio in nome del popolo deve essere amministrata la giustizia».
Non usa mezzi termini l ministro per le Riforme istituzionali, il leghista Roberto Calderoli, intervenendo ieri sulla vicenda che ha visti assolti dal magistrato milanese Clementina Forleo gli appartenenti a un gruppo islamico che reclutavano kamikaze. «Certo, c’è la necessità di recuperare il rispetto reciproco tra le parti», ha aggiunto Calderoli a chiosa della sua posizione. «Per dare soluzione ad un così grave problema, però - ha sottolineato - occorre un primo gesto da parte loro, fare un “mea culpa” e chiedere scusa al Parlamento, al governo e alla politica per gli attacchi che a loro sono stati portati». «La magistratura - ha spiegato ancora il ministro - non può sostituire o attaccare le istituzioni che rappresentano l’espressione stessa dei cittadini e quindi della democrazia».
Era stato il senatore a vita Giulio Andreotti a parlare in giornata di un «vicolo terribilmente cieco» se non cesserà la polemica, la «guerra», tra politica e magistratura. Intervenendo al dibattito iniziato ieri in Senato sulle pregiudiziali riguardanti i limiti di discussione in Aula della legge sull’ordinamento giudiziario, rinviata alla Camere dal capo dello Stato, Andreotti ha lanciato un vero e proprio appello.
«Se non recuperiamo questo reciproco rispetto tra il potere politico (governo o Parlamento non è molto importante) e l'assoluto rispetto della magistratura ma anche il dovere di pretendere altrettanto rispetto dalla magistratura come tale per coloro sono scelti dal popolo nel nome del quale si esercita la giustizia noi rischiamo di andare in un vicolo terribilmente cieco».
Apprezzamento dunque da parte di Calderoli alle parole di Andreotti, ma il ministro leghista ha però voluto mettere i puntini sulle “i”. E spiegare che: «In questi anni decisioni assunte dal Parlamento in merito ai propri membri sono state stravolte dalla Corte Costituzionale, la Corte stessa con le proprie sentenze ha assunto di fatto un ruolo legislativo, avvisi di garanzia o processi, spesso seguiti da assoluzioni o archiviazioni, hanno influenzato la vita politica del paese, fatto traballare il governo quando addirittura non lo hanno fatto cadere, massimi esponenti della magistratura hanno attaccato con regolarità il ministro della Giustizia o hanno dileggiato sul lancio di un treppiedi compiuto ai danni del Presidente del Consiglio».
«Potrei proseguire per ore - prosegue l’esponente leghista - a citare motivi che giustificano questa richiesta di un gesto di ammenda da parte loro: facciano “mea culpa” e chiedano scusa e lo facciano ora». «È importante, sicuramente, l’autonomia della magistratura, ma altrettanto importante deve essere quella degli eletti dal popolo. Non dimentichino mai, i magistrati - ha concluso - il primo precetto della Costituzione sulla magistratura, ovvero “la giustizia è amministrata in nome del popolo”, popolo che, fra l’altro, non riesce sempre a comprendere il significato di alcune recenti sentenze: pene non da sconti ma da saldi per delitti efferati, scarcerazioni difficilmente comprensibili, terroristi passati per guerriglieri e quindi assolti, eccetera eccetera».