THE MIDDLE EAST MEDIA RESEARCH INSTITUTE
Inchieste e Analisi N. 202 – Iraq / Jihad e terrorismo
Elezioni in Iraq: Gli islamisti e le minacce terroristiche
di Nimrod Raphaeli
Introduzione
Le imminenti elezioni in Iraq hanno opposto in campo il maggior esponente
religioso sciita iracheno, il Grande Ayatollah Ali Al Sistani contro Osama
bin Laden. Al Sistani ha invitato i suoi seguaci a votare in massa e ha decretato
che chi boicotta le elezioni è un “infedele”. Il suo ritratto, che
compare sui manifesti elettorali nella maggior parte delle province irachene,
è indice del suo sostegno alle elezioni. In un video trasmesso dalla
TV Al Jazira, che sembra essere una risposta ad Al Sistani, Osama bin Laden
mette in guardia dal partecipare alle elezioni: “Chiunque voti […] commette
apostasia verso Allah”. E avalla anche l’uccisione di agenti di sicurezza
in nome di Allah: “Riguardo al personale degli apparati di sicurezza e militari
e la guardia nazionale [… versare] il loro sangue è consentito. Sono
apostati, per la cui morte non si deve pregare.” (1) Nel medesimo video egli
designa come ‘Amir’, ossia capo, dell’organizzazione di Al Qaeda in Iraq
il terrorista giordano Abu Mus’ab Al Zarqawi e come tale primo a mettere
in atto il decreto di bin Laden.
Elezioni come apostasia
Le organizzazioni terroristiche islamiste sono accomunate da una profonda
convinzione che le elezioni siano apostasia. I musulmani andrebbero governati
dalle leggi religiose islamiche (Shariah), secondo l’interpretazione di gente
come bin Laden o Al Zarqawi, e non da leggi fatte dall’uomo, promulgate da
funzionari eletti. Questa visione islamista del mondo venne ampiamente delineata
da Sayyid Qutb nel suo libro “Ma’alim ‘ala al tariq” (“Segnali sulla strada”),
pubblicato dai Fratelli Musulmani al Cairo nel 1957. Il libro implicava una
perfetta dicotomia tra credenti e infedeli, fra leggi religiose islamiche
e leggi degli infedeli, fra tradizione e decadenza e fra trasformazioni violente
e fasulla legittimità. Per citare le parole di Qutb: “Nel mondo c’è
solo un partito, il partito di Allah; tutti gli altri sono partiti di Satana
e della ribellione. Quelli che credono combattono per la causa di Allah e
quelli che non credono combattono per la causa della ribellione”. In breve,
votare alle elezioni o fare una scelta è, stando ai seguaci del pensiero
di Qutb, una sfida alla suprema autorità di Allah sulla condotta degli
esseri umani.
I gruppi terroristici islamisti in Iraq
Nell’attuale scenario iracheno, senza legge, ci sono numerose organizzazioni
o gruppi terroristici islamisti determinati a far fallire lo svolgimento
di libere elezioni nazionali e il conseguente insediamento di un governo
democratico. Queste organizzazioni o gruppi interagiscono con il “movimento
di resistenza” laico, costituito dagli ultimi sopravvissuti del regime di
Saddam Hussein, e ne sostengono le attività. Questi raggruppamenti
sono troppo numerosi ed è impossibile elencarli tutti. I seguenti
sono fra i più importanti identificati dal quotidiano londinese Al
Hayat: (2)
Monoteismo e Jihad (al Tawheed wa-al Jihad)
Questo gruppo è guidato dal giordano Ahmad Fadhil Al Khalayla, anche
noto anche come Abu Mu’sab Al Zarqawi, 37 anni. Da poco ha preso
il nome di “Al Qaeda nella terra del Tigri e dell’Eufrate”. Al Zarqawi è
diventato famoso per la violenza di spietati atti terroristici compiuti da
attentatori suicidi, per la decapitazione di alcune delle sue vittime e per
aver mostrato questi orrori su video. Arruola i suoi seguaci soprattutto
fra i volontari jihadisti, che cercano il martirio nella lotta contro le
forze multinazionali e gli iracheni che le sostengono.
Al Zarqawi rappresenta la versione più estrema del Wahhabismo saudita,
che è profondamente antisciita. Ha commesso molti crimini contro la
comunità sciite in Iraq, fra cui l’assassinio dell’Ayatollah Baqir
Al Hakim, capo del Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI),
e si è recentemente attribuito il merito di un attentato contro Abdel
Aziz Al Hakim, fratello dell’Ayatollah e successore come guida dello SCIRI.
In quell’attacco rimasero uccisi 13 iracheni e feriti 66, oltre ai danni
al palazzo degli uffici dello SCIRI che, per inciso, era quello di Tarek
Aziz, vice primo ministro iracheno sotto Saddam Hussein. Al Hakim invitò
i suoi a dar prova di moderazione. (3)
Al Zarqawi ha parlato degli sciiti come di “serpenti in agguato e di astuti
scorpioni, il nemico che spia e il veleno che si insinua”. Gli sciiti, scriveva,
“sono il male peggiore dell’umanità” (4). Al Zarqawi sta cercando
di provocare la comunità sciita perché prenda provvedimenti
contro i sunniti, come prologo per una guerra civile su vasta scala che potrebbe
ingenerare altra violenza e caos, il che potrebbe fare il gioco dei terroristi.
La comunità sciita finora non ha abboccato. Anzi, la loro replica
è stata moderata. Una delle più importanti agenzie di stampa
sciite ha parlato dell’organizzazione di Al Zarqawi come del “Gruppo di ateismo
e apostasia, che rappresenta il pensiero salafita, baathista e wahhabita”.
(5)
Fonti dell’intelligence americana sostengono che, con la notorietà,
Al Zarqawi guadagna può attirare più seguaci, particolarmente
fra gli islamisti iracheni e Ansar al Islam, di cui faceva parte quando venne
per la prima volta in Iraq nel 2001. (6)
Ansar Al Islam (Compagni dell’Islam)
Il gruppo venne costituito nella metà degli anni ‘80 nel Kurdistan
iracheno da Najm Al Din Faraj Ahmad, noto anche come Mullah Kraikar. Il loro
campo a Biyara venne distrutto dall’aviazione statunitense nel marzo del
2003. Molti membri di Ansar Al Islam vennero uccisi e i sopravvissuti arrestati
e portati nel carcere di Assyish a Suleimaniya, nel Kurdistan iracheno.
Funzionari curdi della sicurezza affermano che due leader del movimento,
il Mullah Kraikar (che aveva chiesto e ricevuto asilo in Norvegia) e Ali
Babir (arrestato dagli Usa dopo la caduta di Saddam), ebbero contatti con
Al Qaeda. Funzionari americani indicano che il gruppo aveva sperimentato
armi chimiche.
Sembra che Ansar Al Islam stia estendendo le sue attività in Europa.
Le autorità tedesche hanno arrestato 20 suoi sostenitori nel 2004
e stimano che ve ne siano ancora 100 in Germania e 500-1000 in Europa. (8)
Stando a un’indagine di un reporter del quotidiano londinese Al Sharq Al
Awsat, ci sarebbero numerosi sottogruppi che operano sotto l’egida di Ansar
Al Islam, fra i quali: Esercito dei compagni della Sunna (Jaysh Ansar Al
Sunna). Si ritiene che questo sia un gruppo di dissidenti da Ansar Al Islam
e che, a quanto si riferisce, sia capeggiato da Abu Abdullah Al Hassan bin
Mahmud. E’ l’uomo che annunciò su Internet di aver decapitato il marine
di origine libanese, Wassif Ali Hassoun, il che si dimostrò poi non
vero. Il gruppo ha anche rivendicato due devastanti attentati suicidi: il
primo nella città curda di Erbil, nel febbraio del 2004, che provocò
la morte di 109 persone e il ferimento di molte altre; il secondo, contro
la mensa dell’esercito americano a Mosul, con 22 morti, fra cui 18 soldati
americani, e decine di altri feriti fra i dipendenti. In agosto, il gruppo
rivendicò l’esecuzione di 12 operai nepalesi, uno dei quali venne
decapitato e mostrato in video. (9)
In un comunicato congiunto con due altri gruppi terroristici, Jaysh Al Majuhideen
(Esercito dei combattenti della guerra santa) e Al Jaysh Al Islami Al Iraqi
(Esercito iracheno islamico), Ansar Al Islam diffuse sul suo sito web una
dichiarazione dal titolo “La commedia della democrazia e delle elezioni”.
Partendo con un “chiarimento”, il documento spiega l’origine greca della
parola “democrazia”, che significa “governo del popolo” e “legislazione del
popolo”. “Democrazia” significa, prosegue la dichiarazione, che il popolo
promulga per se stesso le leggi che ritiene adatte ai suoi desideri e scopi.
Tale concetto, avverte, è ateismo, apostasia ed è contrario
monoteismo della religione dei musulmani: “Questa è una commedia inscenata
dal nemico per conferire ciò che loro sostengono essere legittimazione
al nuovo governo, il servo dei crociati ed l’esecutore dei loro progetti.
Lo sforzo di coronare da successo queste elezioni e la partecipazione a esse
è il più grande regalo all’America, nemico dell’Islam e tiranno
di questa generazione.”
Il documento termina con un appello ai musulmani, fervidi osservanti della
loro religione, ad astenersi dal partecipare a questo “esercizio ateistico”
che mira a legittimare l’apostasia e l’adozione di leggi ateistiche imposte
dai crociati. Lancia la minaccia che i seggi elettorali e chiunque sia trovato
là sarà bersaglio dei “coraggiosi soldati di Allah”. (10)
All’ombra di Jaysh Ansar Al Sunna operano molteplici gruppi minori, quali:
Il Martire Aziz Taha, Katibat Al Tawheed, Sa’ad ibn abi Waqqass, Asad Al
Islam, abu Hanifa Al Nu’man, e Abdullah ibn Al Zubayr.
L’esercito islamico iracheno (Al Jaysh Al Islami): Fayaliq (Brigate)
Khalid ibn Al Walid
Su questo gruppo non ci sono informazioni disponibili. Si sa solo che minacciò
di giustiziare un cittadino filippino se le Filippine non avessero ritirato
il loro piccolo contingente, 60 soldati, dall’Iraq. La minaccia non fu sottovalutata
e le Filippine ritirarono i loro soldati.
Recentemente, il gruppo ha minacciato di portare la “battaglia” dentro gli
Stati Uniti. In un messaggio al popolo americano, pubblicato sul suo sito
web, il gruppo ha lanciato l’avvertimento che il 2005 sarà un anno
disastroso per l’America, “col volere di Allah”. (11)
Il Consiglio Nazionale della Resistenza Irachena
Il Consiglio Nazionale della Resistenza Irachena, noto anche come Consiglio
Unito della Resistenza Irachena, fu costituito nel giugno del 2003 e ne fanno
parte attivisti Baath (qui chiamati militanti), resti dell’esercito iracheno,
della Guardia Repubblicana e di quanti sono descritti come “gli eroi dell’apparato
di sicurezza nazionale”. (12)
La struttura ai vertici del Consiglio rimane segreta, sebbene in un’intervista
del settimanale giordano Al Majid all’ex vicepresidente dell’Iraq, Izzet
Ibrahim Al Duri, egli viene identificato come il leader della resistenza.
Anche il generale Abu Mu’tassim (nome in codice) fu identificato come “un
capo della resistenza” e “generale” della disciolta Guardia Repubblicana.
(13)
A differenza dei gruppi terroristici descritti sopra, il Consiglio Nazionale
è un’organizzazione laica, costituita unicamente da iracheni, e la
sua opposizione alle elezioni è basata più su un’ideologia
politica che non teologica. Il gruppo ha in comune la lealtà a Saddam
Hussein e la fiducia che l’Iraq continuerà a essere governato dai
sunniti. (14)
Le attività di questo gruppo sono finanziate da donazioni dai paesi
del Golfo e da iracheni che vivono all’estero. Secondo il generale John Abizaid,
capo del Comando Meridionale Usa, che sovrintende alle attività militari
in Afghanistan e in Iraq, c’è un livello di coordinazione tattica
che proviene dalla Siria e dalla città natale di Saddam, Tikrit. Gli
Usa chiedono l’arresto di 34 ex funzionari baathisti che si dice guidino
la rivolta dall’Iraq e dalla Siria. (15)
Il braccio militare del Consiglio Nazionale è il Jaysh Muhammad (Esercito
di Muhammad), creato da Saddam Hussein poco prima dell’invasione dell’Iraq.
Era guidato dal colonnello Mu’ayyid Ahmad Yaseen, ex ufficiale della Guardia
Repubblicana. Yaseen fu arrestato a Fallujah in novembre come il suo successore
Ra’ad Al Duri e il leader dei Fida’iyyoun di Saddam, Hassan Al Saqlawi. La
cattura di tutti questi tre capi venne annunciata dal primo ministro ad interim
Ayad Allawi durante una conferenza stampa a Baghdad. (16) In un documento
trovato a Fallujah, dopo l’invasione da parte delle forze multinazionali,
il Jaysh Muhammad offrì consulenza agli altri gruppi terroristici
nel settore della sicurezza. Consigliò loro di evitare contatti con
chiunque provenisse “dalla parte del nemico, anche se fosse stato il papa
o Al Sistani”.
In un video trasmesso davanti a giornalisti dal ministro della Difesa iracheno,
Hazem Al Sha’lan, il colonnello Yaseen conferma di aver ricevuto notevoli
quantità di aiuti dall’Iran e dalla Siria. (18)
Il terrorismo dei vigilanti
Vi sono molti gruppi che appaiono di tanto in tanto, ma sembrano essere piuttosto
dei vigilanti disorganizzati che dei terroristi. Questi sono per lo più
criminali incalliti, rilasciati dalle prigioni nel quadro di un’amnistia
generale voluta da Saddam Hussein prima dell’invasione. Molti di questi si
sono dedicati al rapimento di stranieri, per poi “venderli” a uno dei gruppi
terroristici, interessati più a terrorizzare gli stranieri che non
a incassare il denaro del riscatto.
L’incentivo della paga
Escludendo i jihadisti puri, che cercano il martirio e lo considerano come
l’estensione della vita che li porta più vicini ad Allah e ad una
residenza permanente in paradiso, la maggior parte dei membri dei gruppi
terroristici iracheni, in particolare i cosiddetti combattenti della resistenza,
ricevono degli stipendi di gran lunga più alti di quanto potrebbero
guadagnare come impiegati statali o piccoli commercianti di bazar delle città
irachene. Usando le parole di uno di loro, mentre il suo stipendio statale
non era sufficiente per le sue necessità essenziali, il suo stipendio
come membro di un gruppo armato è ”più che sufficiente”. (19)
Le implicazioni del terrorismo sulle elezioni
La paura del terrorismo in Iraq ha avuto un impatto negativo considerevole
sulla campagna elettorale ed ha incoraggiato le voci di quanti chiedono di
rimandarle:
Temendo per la vita dei loro candidati, molti dei tanti partiti e gruppi
che hanno presentato liste di candidati non hanno pubblicizzato le loro liste.
Molti elettori non hanno idea per chi potrebbero votare.
Le riunioni pubbliche sono praticamente impossibili. I partiti politici non
possono presentare i loro programmi agli elettori dal vivo. E’ una grande
ironia, ora che la libertà di parola è veramente garantita
dalla legge, che i candidati debbano occultare la loro identità o
farsi circondare da guardie armate.
La Guardia nazionale irachena e la polizia nazionale hanno promesso di proteggere
i seggi il giorno delle elezioni; tuttavia, la loro inefficacia nel proteggere
sé stessi dagli attacchi terroristici giornalieri può indurre
gli elettori a preferire la sicurezza delle loro case ai rischi presenti
ai seggi elettorali.
Membri dei comitati locali elettorali, nell’area sannita, si sono dimessi
sotto la minaccia degli islamisti, una situazione che renderà difficile
lo svolgimento ordinato delle elezioni in alcune delle province sunnite.
In più, coloro che saranno eletti potranno essere ripagati con lesioni
fisiche.
Tuttavia, e malgrado questi rischi e pericoli, le elezioni possono essere
l’unica via per fornire legittimità ad un governo permanente. Un sondaggio
svolto dal quotidiano Al-Sharq Al-Awsat ha evidenziato che una maggioranza
del 66% appoggia le elezioni in programma per porre termine all’occupazione.
(20) E’ una notevole convergenza d’interessi sia per il popolo iracheno che
per l’amministrazione Usa.
* Il dott. Nimrod Raphaeli è il responsabile del Programma di studi
economici di MEMRI
Note:
(1) Vedi MEMRI, Dispaccio Speciale n.837, 30 dicembre 2004, “Osama bin Laden
al popolo iracheno: è proibito partecipare alle elezioni irachene
e palestinesi; la jihad in Palestina e Irak è un dovere per
i cittadini di tutti i paesi musulmani; Zarkawi è il comandante di
Al Qaida in Irak.”. http://www.memri.org/bin/italian/latestnews.cgi?ID=SD83704
(2) Al-Hayat (Londra), 11 luglio 2004.
(3) www.karbalanes.net/artc.+1649 <http://www.karbalanes.net/artc.+1649>
, 27dicembre 2004.
(4) Testo della Lettera di Abu Mus'ab al-Zarqawi, www.globalsecurity.org/wmd/library/news/iraq/2004/02/040212-al-zarqawi.htm
<http://www.globalsecurity.org/wmd/library/news/iraq/2004/02/040212-al-zarqawi.htm>
.
(5) www.karbalanews.net/artc.php?id=1611 <http://www.karbalanews.net/artc.php?id=1611>
.
(6) Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 11 luglio 2004.
(7) Al-Hayat (Londra), 11 luglio 2004.
(8) www.karbalanews.net <http://www.karbalanews.net/> , 10 gennaio
2005.
(9) Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 10 dicembre 2004.
(10) http://jaish-ansaralsunnah.8m.com <http://jaish-ansaralsunnah.8m.com/>
.
(11) Al-Zaman (Baghdad), 3 gennaio 2005.
(12) MEMRI Inchiesta e Analisi n.197, 19 novembre2004, ‘Attività ba’atiste
antiamericane a Parigi;' http://www.memri.org/bin/italian/latestnews.cgi?ID=IA19704.
(13) Ibid.
(14) Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 11 luglio 2004.
(15) Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 11 gennaio 2005.
(16) Al-Zaman (Baghdad), 10 gennaio 2005.
(17) Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 19 novembre 2004.
(18) Al-Mada (Baghdad), 9 gennaio 2005.
(19) Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 10 dicembre 2004.
(20) Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 11 dicembre 2004.