LA PENA DI MORTE IN IRAQ




Bagdad 1999: “DI FATTO TUTTI GLI IRACHENI SONO CONDANNATI A MORTE”

LONDRA – Più di due milioni di iracheni sono votati alla morte. Per aderire al Baath, il partito egemone che da trent’anni domina il paese con il pugno di ferro, hanno sottoscritto un documento in cui rimettono la sorte della loro vite nelle mani di Saddam Hussein. Il testo, di cui siamo venuti in possesso, è impressionante:
«Accetto di venir condannato a morte se non rispetto le decisioni del Partito, rivelerò i segreti del Partito, non farò rapporto sulle persone che criticano il Partito, o il Presidente, non dirò la verità sul mio pas-sato politico, mi iscriverò ad un’altra organizzazione politica, avrò contatti con uno straniero».
Saddam ha fatto della paura della morte il perno attorno a cui si cementa la sottomissione degli iracheni al suo potere tirannico. E ha così trasformato il Baath, come recita un’insegna affissa all’ingresso della Facoltà di Legge e Scienze Politiche dell’Università di Bagdad, in «Un Partito edificato con i teschi e il sangue, può frantumarsi il mondo ma il partito non si spezza».
Se oggi continuiamo ad interrogarci su come sia possibile che un feroce dittatore responsabile del genocidio di un milione di iracheni possa ancora contare sul sostegno delle masse e su come da un decennio riesca a resistere alla superpotenza mondiale, ebbene la ris-posta è nel “certificato di condanna a morte” con cui il popolo represso nel sangue ha pignorato la propria vita in cambio del diritto di sopravvivenza.
«Di fatto tutti gli iracheni sono condannati morte e hanno dato la facoltà a Saddam di stabilire la data della loro esecuzione», commenta il giurista Abdel Hussein Shaaban, un oppositore iracheno che pre-siede l’Organizzazione per i diritti umani degli arabi. Dal suo esilio a Londra spiega:
«In Iraq ci sono oltre 50 leggi che prescrivono la condanna a morte, tutte emanate dal Consiglio del comando della rivoluzione che è contemporaneamente il massimo organo esecutivo, legislativo e giudiziario. E’ l’organismo più onnipotente della Terra, è il fulcro della dittatura. Ovviamente è presieduto da Saddam Hussein».
In pratica chi aderisce al Baath appone la sua firma al te-sto di una serie di leggi che prevedono la condanna a morte per chi «offende o diffama il Presidente per fomentare l’opinione pubblica» (Legge 840 del 1986), per chi «dopo aver aderito al Baath si iscrive a un altro partito» (Legge 145 del 1976), per chi «convincerà un militante del Baas a iscriversi a un altro partito» (Legge 111 del 1969).
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica il Baath è diventato il più grande partito del mondo. Aderirvi non è facoltativo ma obbligatorio per tutti i ragazzi che vogliono proseguire negli studi, per tutti gli uomini e le donne che hanno bisogno di salvaguardare il lavoro e indistintamente per tutti i funzionari pubblici, le forze dell’ordine e i militari. L’arruolamento avviene sui banchi di scuola, nelle fabbriche e negli uffici. Un dirigente del Partito consegna i moduli di adesione che sono dei veri e propri rapporti di autodenuncia. Gli studenti, gli operai e gli impiegati devono rispondere accuratamente e dettagliatamente a una lunga serie di domande sulle generalità, l’affiliazione partitica e le simpatie politiche proprie, dei genitori e dei parenti sia nel presente che in passato. Quindi appongono la firma alle leggi che impongono fedeltà sia al Partito che a Saddam pena la condanna a morte.
11 risultato è che migliaia di iracheni sono giustiziati per non aver denunciato il “tradimento” del padre, del figlio o del fratello. Saddam ha introdotto il principio della responsabilità e della punizione collettiva per la famiglia e del clan per una colpa commessa dai suoi membri. In Iraq per costringere un padre a confessare viene obbligato ad assistere alla tortura del figlio mentre sua figlia viene violentata. Il culmine dell’atrocità si registra al momento della condanna a morte: un famigliare deve far parte del plotone di esecuzione e il costo dei proiettili deve essere pagato dalla famiglia del giustiziato.
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Il nemico da cui i militanti del Baath devono difendersi è lo stesso popolo iracheno. Saddam sa benissimo che il suo potere e la sua vita sarebbero in pericolo solo se alle bombe di Clinton facessero seguito un golpe ordito da un generale ribelle o una nuova rivolta popolare. Per il Baath, per tutti gli iracheni che sono stati costretti a firmare la loro con-danna a morte e ad affidare le sorti della lo-ro vita nelle mani di Saddam, è giunta l’ora della verità.

Magdi AlIam - La Repubblica, martedì 2 febbraio 1999