Tutti i giorni
su CAPPERI striscia quotidiana con il "diario di un candidato"
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Perché mi sono candidato con Forza Italia
(per il rinnovo del
Consiglio Provinciale di Firenze, collegio "Firenze 1 - Centro Storico" (n.12)
EVVIVA I CATTIVI
di Massimo Lensi
Cari amici di Capperi,
questa campagna elettorale è ben strana. Lo dicono tutti. I giornali
si riempiono di taccuini elettorali, veri e propri ghetti dell’ambizione perduta.
Filari di micro-notizie dal mondo tossico dei candidati, che danno l’impressione
più di una dissociazione in corso che di altro. Cocktail e biciclettate,
apertura di pallidi siti Internet e comitati elettorali, depliant e “santini”,
chi più ne ha più ne metta, tutto all'insegna del “vota per
Tizio”. Gli slogan impazzano. Cassette postali e telematiche si riempiono
di scritti che difficilmente saranno letti dal ricevente. Bene, anzi male,
perché sia per le Europee che per le amministrative la vera campagna
elettorale si sta svolgendo altrove: nel collegio di Nassirya, provincia
di Abu Grahib.
Nella rumba delle granate, tra una sarabanda di mitraglia ed uno
sventolio di foto di ignobili torture scivolate all’esterno. Ed è
da quelle parti che si declinerà il verbo elettorale, è là
che sapremo, in diretta tivù, l’esito delle urne. La Toscana, si sa,
è una terra che gioca sempre in anticipo. Se a Roma l’Ulivo pensa
a come cavare le gambe dalle sue contraddizioni pacifiste, il consiglio regionale
toscano ha recentemente votato a maggioranza una mozione per il ritiro immediato
del contingente militare dall’Iraq, una richiesta che unisce la sinistra
tutta, dallo Sdi a Rifondazione.
Il governatore Martini dall’isola d’Elba gongola soddisfatto;
il popolo della Toscana, dice Martini, si sentirà rappresentato da
questo documento istituzionale. Qualche giorno fa, il coordinamento fiorentino
di Forza Italia mi ha offerto una candidatura per la provincia. Ci ho riflettuto
qualche giorno e alla fine ho accettato. Sono candidato, come hanno scritto
alcuni giornali locali, con l’ambigua qualifica di “indipendente” per il
collegio di Firenze Centro.
Indipendente? Certo, è vero sono un “senza-tessera”, un
cane sciolto, non sono un iscritto azzurro e dopo molti anni di militanza
nelle fila del Partito Radicale Transnazionale oggi mi ritrovo senza la faccia
di Gandhi in tasca, ma indipendente, cari amici di Capperi, non lo sono davvero.
Tutt’altro. Sono dipendente, dipendentissimo, dalla politica che perseguo
da anni, dalla battaglia che sento prioritaria e che mi spinge a lottare
per modificare lo strumento della cooperazione allo sviluppo, per marcare
cioè le differenze tra gli interventi di facciata della pelosa solidarietà
internazionale, piegata da sempre alle peggiori dittature del mondo, da quelli,
possibili ed auspicabili di intervento democratico. Per aiutare chi in quei
posti lontani vorrebbe far avanzare “libertà e sviluppo”.
In Toscana, da sempre, la cooperazione decentrata è una
geniale arma di conquista del consenso politico. Non a caso, infatti, il
dibattito che ruota attorno a questo strumento della solidarietà è
quello che si sviluppa sul suo ruolo in relazione agli atti di indirizzo
regionale. Si parla infatti di “Governance” contrapposta al “Government”
regionale: se sia da preferire cioè un rapporto orizzontale tra le
istituzioni locali, oppure un forte potere di indirizzo della regione sui
soggetti delle cooperazione decentrata.
E’ proprio qui che si gioca la partita delle “idealità”,
dello scontro tra tensioni movimentiste e ruolo istituzionale dell'ente
regione, ma anche della provincia, titolare di numerosi accordi di cooperazione
col cosiddetto “Terzo Mondo”. Il vero obiettivo che la maggioranza che guida
la Toscana si propone attraverso la riorganizzazione della cooperazione è
di organizzare un'imponente rete di indirizzo sul territorio, in collegamento
con altre fonti di finanziamento (Unione Europea). Per l'appunto una forma
straordinaria di “government” regionale che, per esempio, si è degnamente
palesata sulle vicende cubane.
Da una parte, in seguito dell'aggravarsi delle violazioni dei
diritti dell'uomo e delle repressioni delle dissidenze civili, il governo
nazionale ha deciso la sospensione degli aiuti a Cuba; dall'altra, in nome
di un umanitarismo di maniera, l’ente regione ha deciso di contraddire,
illegittimamente, il governo nazionale mantenendo intatti i canali di finanziamento
con la feroce dittatura castrista. Così è, se vi pare. Gli
effetti di questa ideologia pacifista che tutto ha deciso, stabilendo innanzitutto
chi sono i buoni e chi i cattivi, non occorre dirlo, sono, come son sempre
stati, nefasti.
Certo, nel mondo si sogna, si spera di vedere la guerra scomparire
una volta per tutte sostituita in ogni dove dall’amore per la vita per quello
che essa è, per i suoi strani destini incrociati oppure per le sue
strambe deviazioni o i suoi infiniti percorsi. Così però non
è. E se sinceramente si vuol continuare a sognare e sperare, si deve,
al contempo, pure trovare il coraggio di camminare per terra e capire le
sfumature ed i passaggi tutti delle relazioni politiche e dell'umana ambiguità.
Quella espressa dalla regione Toscana e dalla provincia di Firenze, è
per il momento un’umanità vaga e velata, allo stesso tempo accattivante
come il canto delle sirene. E come questo, crea insidiose mutazioni antropologiche
di cui si ha consapevolezza sempre troppo tardi. Se questi sono i buoni,
evviva, quindi, i cattivi.
Massimo Lensi
Firenze, maggio 2004