Agire in fretta per evitare il rischio Vietnam
da Il Giornale del 21 luglio 2006, pag. 7
di R.A.Segre
Il capo di stato maggiore israeliano, generale d'aviazione Haluz, in un messaggio
alle truppe ha avvertito che la guerra potrà essere lunga e che gli
Hezbollah si sono sbagliati sulle capacità di risposta di Israele.
Quello che non ha detto è che molti gli rimproverano di non essersi
preparato ad affrontare le tattiche che il braccio armato del «partito
di Dio» aveva appreso soprattutto dai vietcong: bombe azionate a distanza
contro mezzi pesanti nemici; reti di tunnel sotterranei per lo stoccaggio
delle armi e la protezione dei combattenti dai bombardamenti aerei. A questo
si aggiunge l'utilizzo delle abitazioni civili per nascondere le rampe di
lancio dei missili.
Questo spiega perché Israele ha bombardato il quartiere cristiano
di Beirut, i cui abitanti si consideravano più al sicuro che in altre
zone della capitale ed erano potenzialmente favorevoli all'eliminazione del
dominio di un partito armato filo-siriano sullo Stato libanese. Significativamente
ieri, dopo che gli israeliani avevano avvertito la popolazione del Libano
meridionale di evacuare la zona in previsione di attacchi aerei, gli
hezbollah obbligavano con le armi i civili a restare.
Altro fatto interessante: ieri per la prima volta salve di missili sono state
lanciate sul Golan, le alture siriane occupate sparsamente da insediamenti
israeliani. Lo scopo era di far credere che provenissero dal territorio siriano
con la speranza che Israele reagisse in quella direzione.
La strategia degli hezbollah si rivela rivolta a prolungare la lotta per
tre scopi. Anzitutto perché la sopravvivenza per un'organizzazione
terroristica rappresenta di per sé una vittoria, anche se pagata a
prezzo carissimo, e quali che possano essere i risultati del conflitto difficilmente
Israele potrà ottenere l'eliminazione del «partito di Dio»
dal Libano; poi perché con la continuazione della guerra aumenta su
Israele la pressione internazionale, mentre le immagini televisive dei bombardamenti
aerei accendono le folle contro i governi arabi sunniti ostili all'Iran sciita
e per questo esitanti a intervenire.
Infine perché gli hezbollah, unitamente alla Siria e all'Iran, sono
convinti dell'incapacità israeliana di sostenere una lunga guerra
che costa - calcolando le perdite all'economia - cento milioni di dollari
al giorno.
C'è dunque una convergenza di vedute fra il Capo di stato maggiore
israeliano (molto criticato in Israele per la sua impreparazione a questo
tipo di guerra) e il capo degli hezbollah (trasformatosi in una figura eroica
nel mondo islamico) sulla necessità di prolungare lo scontro.
Paradosso che può essere risolto solo dall'impiego di truppe di terra,
che Israele sperava di poter evitare per non invischiarsi nel pantano libanese
una volta di più.