O che comprendono, ma faticano a scrivere. E non riusciamo a farcene una ragione, che non sia lercia di malizia. Gli uomini migliori che collaborano con i giornali di Folli, di Colombo, di Mauro (per tacere dei non migliori, abituati ad eludere ogni analisi in un gigionesco sarcasmo) appaiono troppo affaccendati a spiegarci l'etimo di "kapò", a farci il ritratto di Martin Schulz, a chiarirci in quale misura un ebreo possa essersi sentito offeso da Berlusconi, a misurare disagio ed imbarazzo dei suoi alleati in Italia e in Europa, a disquisire dove finisca un rincrescimento e dove inizi un atto di scuse formali. Ma, quel che è peggio, si ostinano a trattare il tutto come una faccenda di galateo, di immagine, di look diplomatico. Pare che invece Anatole Kaletsky abbia ben compreso che, dietro e oltre lo scambio di quelle scortesie, ci sia in gioco ben altro che l'incidente diplomatico, peraltro maliziosamente cercato, da un lato, e tempestivamente ricomposto con una banale telefonata di chiarimento, dall'altro.L'articolo lascia intendere che la sconsiderata e arrogante aggressione verbale di Schulz è stata una mossa tutt'altro che estemporanea e personale, ma che anzi quasi certamente è stata studiata a tavolino fino all'ultimo aggettivo. E' dell'opinione, come lo stesso Berlusconi ha ammesso, che meglio sarebbe stato "mordersi la lingua" piuttosto che cadere in quell'agguato con tanta ingenua (ma forse no, alla fin fine previdente) irruenza. Ma altro che "gaffeur", altro che "folletto dispettoso", altro che "statista maldestro"! In quel nervoso battibecco c'è da leggere il timor panico dell'asse Parigi-Berlino-Bruxelles di fronte ai sempre più evidenti segnali d'una imminente, inevitale e rovinosa caduta di quella supremazia franco-tedesca in ambito europeo, che nulla è stata capace di produrre finora se non l'empasse. L'atipia del "fenomeno Berlusconi" porta la crisi della supremazia franco-tedesca cataliticamente alla lisi: le Roi e il Kaiser sono nudi! A dirlo non è il ragazzino coraggioso e saggio, nè il pazzo folgorato da una divina màntica. Altro che futuro politico di Berlusconi in Italia e in Europa, dunque! La firma di Roma che chiuderà questo semestre appena iniziato ne evoca un'altra, quella del 1957; anche lì, l'Italia e Roma erano nodali. Sul piano degli interessi nazionali Silvio Berlusconi rivendica questa nodalità. Ma questa volta la posta in gioco è tremendamente più alta e attiene al ruolo di un'Europa che ha da decidere il suo profilo politico, sociale ed economico su uno scacchiere che i fatti dell'11 settembre hanno radicalmente mutato rispetto ai vecchi e ormai logori assetti. La posta è, letteralmente, l'Europa. Ed è qui che i popoli europei, da Mosca a Londra, sono chiamati a mettere in discussione le prepotenze di Berlino e, ancor più, di Parigi. Su questo piano degli interessi comunitarii Silvio Berlusconi si presenta come il presidente di un semestre altrettanto nodale. Altro che "padrino", "virus" e "scandalo"! Da un lato, le stanche e inette burocrazie dell'asse franco-tedesco che del vecchio prestigio in ambito Ue conservano solo l'abito tronfio della cerimonia; dall'altro, il progetto cui, in vario tono e grado, Roma, Madrid e Londra concorrono, facendosi garanti e interpreti delle nazioni recentemente entrate a far parte dell'Europa allargata. Il progetto è quello di una Ue non già subalterna agli Usa, ma conscia del comune destino che la lega all'altra riva dell'Atlantico. Una Ue finalmente capace di riconoscere nella comune radice giudaico-cristiana e nel fondante patrimonio della democrazia e della libertà il segno di una cerniera atlantica che non può e non deve esaurirsi nel vivacchiare all'ombra del tetto americano. La premessa da cui parte questo progetto, che la figura di Berlusconi esalta per l'aspecificità del metodo, è la considerazione, tutt'altro che campata in aria, di quanto poco sia questa Europa oltre la sua moneta unica. In questo senso, addirittura gli umori talvolta intemperanti della Lega costituiscono materiale cui la politica interna ed estera di Berlusconi può dare ricomposizione. Non sono gli stessi umori di certa Irlanda, di certo Portogallo, di certa Grecia? Nelle mani della regia franco-tedesca, la Ue si è ridotta ad una graziosa e pomposa nullità autoreferenziale. Incapace di fronteggiare le più elementari emergenze di sicurezza, si è spesso trovata impreparata a gestire innovazione e crescita, scontrandosi ad ogni passo con elementi di rivendicazione e malessere nazionale che erano la negativa di un dato di fatto: non si può creare un'entità politica sovranazionale a partire da un'oligarchia di burocrati targati Parigi e Berlino. Militarmente inetta, tecnologicamente ed economicamente impreparata alle sfide della globalizzazione, culturalmente stagnante, diplomaticamente ambigua, cinica e imprevidente. Questa Europa in cui Francia e Germania, finche poterono, dettarono il bello e cattivo tempo è finita. A Berlusconi, ad Aznar, a Blair il merito di averlo capito per tempo, modificando rapidamente la rotta delle rispettive politiche estere e prendendo coraggiosamente sulle spalle il carico di ciò che era ostilità interna dovuta a inerzia intellettuale e/o a interesse leso di lobby. Cercassero i "padrini" a Parigi, cercassero i "virus" a Berlino! Schoeder e Chirac fanno resistenza, ma è molto probabile che l'abbiano capito: la guerra in Iraq ha accelerato un processo che era ineluttabile e che porta alla Lega Mondiale delle Democrazie o alla morte di ciò che fin qui ha significato Occidente. Gli strumenti culturali in loro possesso si sono largamente dimostrati incapaci di sposare per intera la prima opzione; nessuno ha intenzione di attendere che concorrano a rendere Storia la seconda. Sia concesso qualche colpo di coda a questi patetici burocratelli che non disdegnano l'aiuto e l'imbeccata dal fronte interno italiano degli irrassegnati. Se un asse deve guidare la nuova e grande Ue, questo deve avere una consacrazione rapprentativa che venga dal basso, non già dal diploma di bon ton che Parigi e Berlino concedono a chi avalla i loro nascosti affari con la peggiore Africa e la peggiore Asia. Herr Schoeder, monsieur Chirac, giù il cappello! Passa questo scandaloso folletto di un metro e sessanta che molte più carte in regola di voi per dirsi europeo!