CUBA: D’ELIA, PER CERTI DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI E’ UN’ISOLA
FELICE
16 marzo 2005: alla lettera-petizione in difesa del regime cubano sottoscritta
da 200 intellettuali di fama mondiale Nessuno tocchi Caino risponde con una
nota in cui sono riportati alcuni fatti che provano le gravi violazioni dei
diritti umani perpetrate dal regime di Castro.
I firmatari della lettera, tra cui figurano i premi nobel Josè Saramago,
Rigoberta Menchù, Adolfo Perez Esquivel, Nadine Gordimer e gli italiani
Claudio Abbado, Luciana Castellina e Gianni Minà, affermano tra l’altro
che a Cuba “non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione
extra-giudiziaria” e che la rivoluzione ha consentito il “raggiungimento di
livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente.”
L’intervento affianca il lavoro della diplomazia di Fidel Castro per evitare
una condanna da parte della Commissione Onu per i Diritti Umani, che ha iniziato
la sua assise annuale a Ginevra.
Secondo il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, “la lettera
non tiene conto minimamente della realtà cubana e dei misfatti compiuti
dal dittatore di più lungo corso al mondo”. “Cuba ha due facce, una
sotto i riflettori, l’altra nascosta. Per certi difensori dei diritti umani,
esiste solo la prima: quella della base americana di Guantanamo dove sono
detenuti i talebani.” “Ma Cuba non è solo Guantanamo – prosegue D’Elia
-, è anche Combinado del Este, Canaleta, La Pendiente, Ceramica Roja,
Kilo 8...” “La Perla dei Caraibi non è tutta sole, mare e sabbia. E’
anche galera e centri di ‘rieducazione’”.
NOTA:
A) Quanto all’isola felice dove “non esiste un singolo caso di scomparsa,
tortura o esecuzione extra-giudiziaria,” Nessuno tocchi Caino invita i firmatari
della petizione pro-Castro a riflettere su quanto accaduto nel 2003 e che
tutti hanno potuto leggere sui giornali di tutto il mondo e a quanto denunciato
da importanti organizzazioni umanitarie.
L’11 aprile 2003, Fidel Castro ha fatto giustiziare tre componenti un gruppo
di cubani che una settimana prima si era impadronito di un traghetto con l’intento
di raggiungere la Florida. Enrique Copello Castillo, Barbaro Leodan Sevillan
Garcia e Jorge Luis Martinez Isaac sono stati fucilati all’alba. Quattro
loro compagni sono stati condannati all’ergastolo, uno a 30 anni di prigione
e altri tre a pene detentive comprese fra 2 e 5 anni. L’imbarcazione, rimasta
a secco a 45 chilometri dalle coste cubane, era andata alla deriva per 24
ore e i sequestratori si erano arresi alle autorità cubane, senza
che ai 50 ostaggi fosse stato torto un capello. I dirottatori erano stati
processati per direttissima e condannati per atti di terrorismo l’8 aprile.
Nel giro di tre giorni, gli appelli sono stati respinti sia dalla Corte Suprema
che dal Consiglio di Stato, il più alto organo esecutivo di Cuba presieduto
da Fidel Castro, quindi giustiziati. La Commissione Inter-Americana sui Diritti
Umani (IACHR) ha condannato il carattere sommario del processo celebrato
in spregio delle regole minime di giustizia internazionalmente riconosciute
e ha stabilito essere il fatto “una privazione arbitraria della vita."
B) Quanto alla rivoluzione cubana che ha permesso il “raggiungimento di
livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente,”
basta leggere i rapporti sui diritti umani, sulle condizioni nelle prigioni
cubane e il trattamento dei detenuti politici.
Sia la Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) che l’Alto
Commissario Onu per i Diritti Umani hanno denunciato nel 2004 la presenza
nelle carceri di casi diffusi di scabbia, tubercolosi, epatite, infezioni
varie e malnutrizione. Una ventina di detenuti sarebbero morti nel corso
dell’anno a causa di mancata assistenza medica. Detenuti per ragioni politiche
o di coscienza sono stati rinchiusi in celle di isolamento umidissime, infestate
dai topi, con un buco come gabinetto e un letto di cemento, senza acqua e
senza il conforto della Bibbia che gli era stata sequestrata. Quelli non
in isolamento sono stati costretti a indossare le uniformi del carcere, a
mettersi sull’attenti all’entrata delle guardie nelle celle, messi insieme
a detenuti comuni, violenti, intimiditi pesantemente e picchiati dalle guardie
e sessualmente aggrediti da altri detenuti.
Nel 2004, il regime ha messo agli arresti domiciliari 14 dei 75 dissidenti
arrestati nella primavera del 2003, per lo più anziani e ammalati.
Il numero è stato ampiamente compensato da altri trenta dissidenti
incarcerati nel corso dell’anno, ha denunciato la Fondazione Cubana dei Diritti
Umani.
C) D’altro canto va anche detto che chi fornisce informazioni sulla situazione
di diritti umani a Cuba rischia pene severissime. Marcelo Lopez, membro del
Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino e già portavoce e segretario
della Commissione diritti umani e riconciliazione nazionale, è stato
condannato nel 2003 a una pena di 15 anni di carcere per aver trasmesso informazioni
ad organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights
Watch su casi di condannati a morte nel suo paese. Marcelo è
stato condannato anche per essersi fatto inviare copia della risoluzione di
condanna emessa dalla Commissione diritti umani dell’ONU di Ginevra. (Fonti:
Nessuno tocchi Caino, 16/03/2005) Reporters sans frontieres, organizzazione
impegnata nella difesa della libertà di stampa, torna a segnalare la
grave situazione dei giornalisti a Cuba, secondo paese al mondo, dopo la
Cina, a detenere il vergognoso primato del numero di cronisti detenuti.
L’Organizzazione ricorda che due anni fa, il 18 marzo 2003, mentre l’inizio
della guerra in Iraq aveva monopolizzato l’attenzione della comunità
internazionale, a Cuba venivano arrestate 75 persone fra dissidenti politici
e cronisti. Molti di loro sono stati liberati, ma la situazione è
gravissima: sono ben 21 i giornalisti in carcere.
Ancora più allarmante il caso, denunciato da Reporters sans frontieres,
di Adolfo Fernandez Sainz, 51 anni, giornalista dell'agenzia Patria: condannato
a 15 anni di reclusione, “ha perso 20 chili dall'avvio della sua detenzione
e non riceve nessuna cura appropriata”, considerando che “soffre di enfisema
polmonare, calcoli renali, un'ernia iatale, ipertrofia della prostata, artrite
generalizzata e ipertensione arteriosa”.