Il quotidiano londinese Al Sharq Al
Awsat ha pubblicato un articolo firmato dall’ex direttore Abdel Al Rahman
Al Rasheed dal titolo “La morte di 300.000 persone”. Al Rasheed ha criticato
l’indifferenza dei media arabi verso la violenza in Sudan. Ecco l’articolo:
<<Non sono vittime degli israeliani
o degli americani, perciò non è un argomento che possa interessare.
E’ così che si diffonde l’atteggiamento d’indifferenza per coloro
che non sono in conflitto con stranieri, e il consenso al loro massacro,
mentre leggete e scrivete della crisi di Darfur, considerandola una questione
artificiosa o non meritevole dell’indignazione del mondo.
La vita di mille persone nel Sudan occidentale è meno preziosa o è
più importante l’uccisione di un singolo palestinese o iracheno, solo
perché il nemico è israeliano o americano? Stando alle stime
delle delegazioni delle Nazioni Unite, che compiono ispezioni su quanto succede
in quell’area, 300.000 sudanesi sono in pericolo di sterminio per la guerra
in corso laggiù.
Il dipartimento legale dell’ONU, da parte sua, afferma che si tratta di massacro,
che si agirà come in Bosnia-Erzegovina e che gli alti funzionari sudanesi
saranno puniti come i dittatori serbi della Jugoslavia”.
“E’ un fatto gravissimo che si permetta a forze o milizie, finanziate dal
governo, di portare avanti lo sterminio di un popolo”
“E’ un fatto gravissimo che si permetta a forze o milizie, al soldo del governo,
di portare avanti lo sterminio di un popolo per ottenere una rapida o decisiva
vittoria. Le Nazioni Unite hanno passato risoluzioni che prevedono un intervento
e che tolgono allo stato la sua sovranità interna (…), rendendo così
possibile portare in tribunale gli accusati, specialmente quelli di più
alto rango.
E’ questo quel che vogliono i sudanesi? Io immagino che la leadership di
quel paese, per senso politico e necessità di sicurezza, non possa
assolutamente accettare di venir coinvolta dall’accusa, la più pericolosa
che le si possa rivolgere, quella di genocidio. Tutto ciò che ha costruito
nel suo interesse crollerebbe in un attimo, se lasciasse le cose in mano
agli squadroni della morte o alle bande che si sono sottratte all’autorità
dei leader. Nessuno potrà fermare i processi internazionali, nessuno
potrà sostenere i leader accusati. Essi faranno la stessa fine di
Milosevic, che credeva che il mondo non sarebbe mai intervenuto, che l’equilibrio
politico non avrebbe subito tracolli tali da rovesciare il suo regime, che
l’alleata Russia non l’avrebbe mai abbandonato e che, anche se il suo regime
venisse rovesciato, era impensabile riuscire a portarlo davanti a un tribunale
internazionale. Ora marcisce in una cella, come un prigioniero qualsiasi,
magari desiderando che la storia tornasse indietro e che lui potesse modificare
i suoi misfatti”.
“E’ importante capire il mondo dopo la caduta di Belgrado”
“E’ perciò importante capire il mondo dopo la caduta di Belgrado:
è stata una svolta decisiva sul modo in cui gli organismi internazionali
intendono il significato dei diritti nazionali e dell’inviolabilità
di stati sovrani.
Non è esagerato suonare la campana d’allarme per mettere in guardia
il governo sudanese che quanto è accaduto ai Fur del Sudan, e quanto
può ancora accadere loro, è questione della massima serietà.
Non stiamo parlando dell’aspetto politico, che è fuori discussione,
perché noi siamo a favore dell’unità del Sudan, e prima di
tutto di Darfur. Ciononostante, questo non dovrebbe abbinarsi al massacro
di migliaia di persone, cacciate dai loro villaggi, permettendo che squadracce
sponsorizzate dallo stato salvaguardino i propri diritti come pare e piace
a loro giusto. No! Questa politica in definitiva getterà sullo stato
la responsabilità del risultato finale.
Quanto agli intellettuali arabi, che non hanno occhi che per la causa palestinese
o irachena, convinti che il sangue non abbia valore se non è versato
combattendo contro lo straniero, e che dunque ne sia lecito lo spargimento,
si rendono intellettualmente complici del crimine. Prima di loro, i serbi
sono ricorsi a giustificazioni storiche, analogie moderne e consenso riguardo
massacri di altri gruppi etnici per spingere il loro esercito a uccidere
i musulmani e per convincere il popolo della giustezza della loro campagna”.
Note:
(1) Al Sharq Al Awsat (Londra), 24 giugno 2004.