IL TERRORISMO COME PROVA DI CIVILTÀ

In un film di molti anni fa, "La lunga notte dell‚Ispettore Tibbs", un bianco razzista del Sud, reputando insolenti le parole dell'ispettore negro, gli diede uno schiaffo. Il gesto nasceva dalla sua intima convinzione di superiorità e corrispondeva allo scappellotto che il maestro dava allo scolaro, essendo ovvio che lo scolaro non potesse che subirlo in silenzio. Il punto è che Tibbs, venendo dal Nord, non aveva timidezze e per questo restituì lo schiaffo con imprevedibile prontezza. La morale dell'episodio è che certe evidenze soggettive dipendono dal tempo e dalla storia. Nessun negro, nell'Ottocento, avrebbe restituito lo schiaffo. Nessun bianco, in America, darebbe oggi uno schiaffo a un detective nero.

Qualcosa di analogo si deve osservare a proposito del terrorismo, il cui senso è cambiato col tempo. In passato esso è stato meno frequente non perché gli uomini fossero più mansueti ma perché era reputato poco utile. Poteva essere produttivo l'assassinio di personalità eminenti o reputate insostituibili (il regicidio, l'attentato a De Gaulle) ma l'attentato alla vita di semplici civili era visto da tutti come un normale atto di criminalità. Finché non fossero stati attaccati personalmente, ai governanti importava ben poco della vita di cinque, dieci o cinquanta normali cittadini. Ovviamente, una volta presi, i terroristi sarebbero stati condannati a morte: ma era normale amministrazione della giustizia penale.

Ciò che è cambiato, nell‚epoca contemporanea, è il fatto che l'insieme dei mezzi di comunicazione di massa ci fa vivere in diretta tutte le vicende umane. A volte addirittura con una partecipazione assolutamente sproporzionata. Si pensi alla cosiddetta "tragedia di Vermicino". Un bambino cadde in un buco e molti si mobilitarono per salvarlo. Questo fu normale. Non fu normale - per quanto l'evento fosse straziante - la partecipazione dell‚Italia intera che rimase incollata per giorni alla televisione fino al suo epilogo infausto. Il Presidente Pertini addirittura andò ad esibirsi sul posto e tutti vissero la vicenda come se fosse avvenuta nel cortile del vicino di casa.

Analogamente, se oggi dei terroristi sequestrano delle persone, minacciano di ucciderle o perfino filmano questa uccisione, il paese intero è preda dell‚orrore e si chiede che cosa debba fare. Che cosa il governo debba fare. Ma tutto questo non sarebbe possibile se della cosa sapessero con settimane o mesi di ritardo e soprattutto se non ci fosse la televisione a mostrare le immagini. Queste infatti sono ben altrimenti emozionanti rispetto a un testo scritto.

Il terrorismo è una conseguenza della nostra civiltà tecnologica, una ulteriore faccia del villaggio globale. I terroristi non potrebbero neppure pensare di ricattare una società che non fosse messa a conoscenza delle loro imprese criminali o che si disinteressasse della sorte di due, tre, dieci persone. E infatti la loro propria società è inattaccabile, da questo punto di vista. Se dal villaggio X un paio di terroristi va ad uccidere cinquanta persone nel villaggio Y, non è sufficiente minacciare la distruzione dell'intero villaggio X, magari con tutti gli abitanti dentro: perché i terroristi accettano  a ciglio asciutto la morte anche dei loro. La considerano anzi una forma di escalation e pubblicità, e magari poserebbero a vittime. Essi non hanno gli scrupoli che dà la nostra civiltà e ne approfittano.

C‚è un episodio che dimostra come la tecnica terroristica, che può avere qualche successo oggi, nel lontano passato non l'abbia avuto. Durante l'assedio d'Alesia, quando cominciarono a scarseggiare le vettovaglie, gli assediati mandarono fuori dalle mura le donne, i vecchi e i bambini, contando sul fatto che i romani non li avrebbero lasciati a morire. I difensori avrebbero così disposto anche di maggiori risorse per resistere. Ma Cesare comandò di non permettere a quella infelice turba di avvicinarsi alle loro linee. I galli accettarono il rischio che quei loro parenti fossero scannati dai legionari e soprattutto non si preoccuparono neppure che quei poveracci morissero di stenti: tant'è vero che non li riaccolsero dentro Alesia. Ma la risposta di Cesare sostanzialmente fu: "Se non importa nulla a voi, dei vostri cari, che cosa dovrebbe importarne a me?"

Purtroppo, oggi in un caso analogo i governi occidentali non potrebbero reagire con lo stesso cinismo: in democrazia si risponde del proprio operato alla grande massa degli elettori. E tuttavia i terroristi esagerano. Mitizzano a tal punto la civiltà occidentale, anzi, la ritengono a tal punto molle e femminea (usiamo i termini che userebbero loro), da poterle imporre, solo contando sulla sua sensibilità, le condizioni che s'impongono al vinto. Al riguardo è illuminante ciò che Basayev, colui che ha organizzato il massacro di Beslan, ha scritto in un testo diffuso via Internet: "Se Putin avesse firmato il decreto di sospensione immediata della guerra e avesse ritirato le truppe nelle caserme,  avremmo distribuito acqua.  Dopo aver ottenuto una conferma sul ritiro reale delle forze russe dalla Cecenia,  avremmo distribuito cibo.  Appena i russi avessero iniziato il ritiro dalle montagne,  avremmo liberato i bambini fino a dieci anni.  Gli altri li avremmo rilasciati a ritiro completato; se Putin si fosse dimesso,  avremmo rilasciato tutti i bambini,  trattenendo gli adulti con cui effettuare la ritirata in Cecenia".  Sono le condizioni di una resa.

Di fronte alla pretesa di vincere le guerre con tecniche da estorsione non rimane che promettere le più dure punizioni ai terroristi e ai loro fiancheggiatori, sopportando nel contempo stoicamente la morte dei propri connazionali. Chi non negozia mai rende sempre inutile il ricatto. Bisogna innanzi tutto, come l'ispettore Tibbs, restituire lo schiaffo. Poi magari prendere esempio da quella nobildonna italiana a cui gli assedianti dissero che, se la città non si fosse arresa, avrebbero ucciso i suoi figli. Salita sull'alto delle mura, ella sollevò orgogliosamente la gonna al di sopra della vita e gridò loro che aveva lì di che farne altri.

Gli uomini contemporanei dovrebbero cercare d'essere all'altezza di quella donna.

Giannipardo@libero.it