IL VIAGGIO DELLE IDEE
Per quanto riguarda convinzioni e comportamenti, gli uomini hanno dei punti di riferimento invariabili, perché fondati sulla fisiologia (la fame, l'istinto sessuale, l'istinto materno). Poi hanno caratteristiche largamente prevalenti quali il conformismo, l'antropomorfismo e soprattutto l'egoismo. Ma non appena ci si eleva dal livello di mera sussistenza, le idee sono varie e tuttavia la maggior parte considera le proprie semplicemente ovvie e tali da non abbisognare di dimostrazione. Non immagina neppure diversità, altrove o in passato. Non s'accorge che le evidenze spesso portano in calce una firma e che filosofi e profeti saranno pure, come essa pensa, degli acchiappanuvole, ma hanno influenzato la storia più di quanto di solito non si ammetta.

Prendiamo l'idea di Dio. Oggi ci sono dei credenti  e dei miscredenti. Ma quello che molti non notano è che il dubbio è Dio sì, Dio no, non un dio, molti dei. Per i romani del II e III secolo d.C. invece il dubbio era ancora monoteismo o politeismo. In seguito l'idea del monoteismo ha vinto ed è divenuta un'evidenza.

Oggi è normale dichiararsi credenti o miscredenti ed anche questa sembra a tutti un'evidenza. Ma si pensi al Cinquecento, si pensi al Seicento, si pensi a quanti teologi sono stati arsi non perché miscredenti, ma perché dissenzienti su qualche punto della dottrina. La libertà d'essere miscredente è tutt'altro che un'evidenza.

Un'evoluzione interessante ha avuto in particolare la considerazione della ricchezza. Per millenni le persone hanno reputato naturale che ci fossero i ricchi e i poveri, esattamente come era naturale che ci fossero uomini biondi ed uomini bruni. Il fatto non abbisognava di spiegazione. Poi il Cristianesimo cominciò a parlare di uguaglianza di tutti gli uomini - compresi gli schiavi! - e a dir male dei ricchi e l'idea cominciò a fare la propria strada. Anche se nel Vangelo si dice "beati i poveri di spirito" - nel senso che, pur avendo molto denaro, ad esso si può non dare importanza - di fatto l'idea d'essere autorizzati a dir male dei ricchi era così attraente che tutti hanno ricordato solo il principio per cui è più facile che un cavo di marina passi per la cruna d'un ago piuttosto che un ricco vada in paradiso. "Poveri di spirito" ormai significa "scemi". A nulla è servito che il Vangelo ci presenti anche un ricco "buono", Giuseppe d'Arimatea: colui che reclamò il corpo del Cristo e offrì per lui il proprio sepolcro. La Chiesa, ricca essa stessa, non poteva essere seriamente contro i ricchi. E tuttavia il messaggio giunto a destinazione è quello del pauperismo.

Per i socialisti utopistici della Francia del XIX Secolo, la ricchezza è la conseguenza d'uno sfruttamento ed anzi, in linea con Proudhon, un furto. Da allora moltissima gente (che non ha mai sentito nominare Saint Simon, Fourier e gli altri) ha ripetuto che, se uno s'è arricchito, è sicuramente un disonesto. Un tempo chi avesse detto questo sarebbe stato giudicato un mentecatto: oggi è soltanto uno di sinistra.

La conclusione è che non sono le idee dei pensatori o dei profeti che influenzano le masse: sono le idee quali le capiscono le masse. Non le idee come sono partite ma come sono arrivate a destinazione.

Marx ha sostenuto che la Rivoluzione Proletaria era possibile solo una volta che si fosse completata la Rivoluzione Borghese (da lui molto apprezzata) e proprio questo se l'aspettava in Inghilterra. I proletari invece si sono dichiarati antiborghesi e il messaggio è divenuto questo: "Anche se appartengo allo strato più basso e povero della società, è venuto il momento in cui devo comandare io e quelli come me". Marx appiccò l'incendio del risentimento e la rivoluzione esplose in Russia, lì dove la frustrazione dei poveri era massima e lo sviluppo della società borghese minimo. La fase borghese fu superata ma saltata.

Marx criticava l'uso del capitale privato in economia e la gente, non che capire che il capitale, privato o pubblico, è essenziale ed inevitabile (è infatti "l'insieme dei mezzi di produzione") si è dichiarata anticapitalista. Che è tanto assurdo quanto dichiararsi contro l'aria che respiriamo, visto che la produzione di beni è impossibile senza mezzi di produzione, privati o di Stato che siano. Ma la gente non studia economia e si è creata la strampalata contrapposizione tra comunismo e capitalismo. Da questa erronea convinzione sono tuttavia discese notevoli conseguenze. Se si prende in considerazione solo il capitale privato e finanziario, e se il capitale è un male, il capitalista è lui stesso un male della società. Eccellente notizia, per i poveri. Finalmente l'invidioso è promosso a cittadino che rivendica una migliore giustizia sociale. Fra l'altro ˆ si può notare sorridendo ˆ ognuno definisce ricco chi guadagna più di lui. L'artigiano guadagna facilmente più d'un professore di liceo ma non si priva di dichiararsi proletario e povero, visto che il dentista guadagna più di lui.

Anche la teoria del plusvalore ha cambiato sapore, nel viaggio. Il messaggio giunto alle folle è stato: l'impresa da cui dipendi, visto che prospera, è ladra. Per quanto bene ti paghi, ti paga meno di quanto dovrebbe: infatti, se tu ottenessi l'intero frutto del tuo lavoro, essa non dovrebbe aver niente. E invece! Invece il padrone vive come un pascià, a tue spese. Se lo odi, se lo danneggi e gli rubi tutto quello che puoi rubargli, ti limiti a ricuperare ciò che è - o dovrebbe essere - tuo. Un simile messaggio è più affascinante del canto delle sirene di omerica memoria. Anche se poi, applicandolo, si distrugge la stessa prosperità dei lavoratori. Marx ha predicato un rivolgimento sociale, non il sabotaggio o il furto ma il risultato, in molte teste, è stato questo. Una perfetta autorizzazione all'invidia, all'odio, all'avidità e infine alla violenza.

Nei paesi comunisti, dove tutti erano impiegati di Stato e come tali tendenti a fare il minimo assoluto, la produzione nazionale è molto diminuita. Per non dare il 5% di mille al capitalista privato, tenendosi 950, i lavoratori hanno avuto il 100% (poniamo) di quaranta,

Marx non è colpevole dei disastri del marxismo. Se la gente avesse percepito rettamente il suo messaggio, e avesse lavorato per lo Stato con la stessa alacrità con cui lavorava per sé, anche il comunismo avrebbe potuto funzionare. Ma non bisogna andare contro i punti di riferimento invariabili, fra cui la pigrizia e l'egoismo. E storicamente bisogna giudicare le idee non da come partono, ma da come arrivano.

Giannipardo@libero.it , 24 luglio 2004